Scandalo delle mazzette a Salerno. Nella mattinata di ieri, la Guardia di Finanza ha eseguito 14 arresti per corruzione in atti giudiziari. Coinvolti due giudici, sei imprenditori, tra i quali anche l’ex patron della Battipagliese Cosimo Amoddio, quattro consulenti e due funzionari amministrativi. Al centro dell’inchiesta 10 cause tributarie per un valore che si attesterebbe intorno ai 15 milioni di euro.

C’è un’immagine che sta rimbalzando rapidamente su tutte le principali testate nazionali: è quella della mazzetta pagata in ascensore. Sulle scrivanie della Procura di Salerno c’è un fascicolo che “scotta” e riguarda episodi di corruzione che sarebbero avvenuti negli uffici della sezione distaccata della commissione tributaria regionale.

In manette sono finite 14 persone, tra cui due giudici (Ferdinando Spanò e Giuseppe De Camillis), sei imprenditori, tra i quali anche Cosimo Amoddio, ex patron della Battipagliese, quattro consulenti e due funzionari (Giuseppe Naimoli e Salvatore Sammartino). E proprio questi ultimi, secondo il gip, rappresenterebbero “il nucleo centrale di tutto il sistema corruttivo“: gli intermediari tra i privati che elargivano mazzette e i giudici che le ricevevano.

Al centro dell’inchiesta ci sono dieci cause tributarie dal valore di circa 15 milioni di euro. E le mazzette partivano da un minimo di 5mila euro arrivando, in alcuni casi, addirittura a 30mila. Grazie alle telecamere nascoste piazzate dai finanzieri, è stato possibile immortalare i momenti in cui avvenivano i passaggi di denaro che, nella maggior parte dei casi, si verificavano nell’ascensore che porta agli uffici della commissione tributaria.

È il 2 ottobre del 2018 quando i due funzionari vengono intercettati mentre contano i soldi “per farsi Natale“. E in un’altra conversazione si sente: “Quello anche per la sospensione va trovando soldi… si prende 3 mila, per il resto puoi fare quello che vuoi tu“. Tra i reati contestati a uno dei due giudici c’è pure la richiesta di un lavoro “in nero”, e la disponibilità di un piccolo appartamento, fatta all’imprenditore Cosimo Amoddio, ex patron della Battipagliese il quale, in cambio, avrebbe chiesto di pilotare un procedimento tributario del valore di 2,8 milioni di euro.

L’operazione dei finanzieri ha portato alla luce anche il coinvolgimento della politica in questa vicenda. Nei guai, infatti, sono finiti l’ex deputato Teodoro Tascone, che nello specifico è consulente della “Holbek”, la società di Amoddio, e il consigliere comunale di Castel San Giorgio Alfonso De Vivo.

Adesso c’è da capire come vorrà muoversi la difesa, che potrà proporre un ricorso per ottenere la temporanea scarcerazione degli imputati. Ma l’inchiesta, secondo la Procura di Salerno, si inserisce all’interno di un filone più ampio. “Un tessuto occulto di relazioni personali e sociali con commistione tra funzione politica, amministrativa, economica e giudiziaria in grado di rendere il giudizio tributario mera fonte di arricchimento ed esercizio di potere personale” si legge nelle carte.