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L’oro bianco · la rubrica sulla mozzarella di bufala

Si è chiuso a Sorrento il World Buffalo Congress. Nella giornata dedicata alla Mozzarella di Bufala Campana DOP il Consorzio ha messo in fila le priorità: semplificare gli adempimenti, ridurre il ritardo tecnologico del Sud, usare l’innovazione per difendere la qualità del latte e non per sostituirla.

Venti registri obbligatori e oltre duemila annotazioni l’anno. È il carico di carte che può arrivare a gestire un’azienda zootecnica media, secondo uno studio di Confagricoltura citato nella ricerca presentata a chiusura del World Buffalo Congress, il congresso mondiale sul bufalo che dal 28 al 30 ottobre ha riportato in Italia studiosi e operatori di tutto il mondo.

La ricerca, firmata dall’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano, si intitola Il comparto zootecnico italiano: stato dell’arte, sfide e opportunità per il Sud Italia. E il Sud, per la bufala, è il cuore della questione: qui e nelle Isole si trova il 63% delle aziende che allevano bufalini.

Un Paese a due velocità

I numeri raccontano un divario netto. Nel 2025 le soluzioni di Agricoltura 4.0 sono adottate da circa il 50% delle aziende del Nord e dal 33% di quelle del Sud e delle Isole. Per i robot che lavorano in stalla, in autonomia o quasi, la distanza si allarga: 29% al Nord, 8% al Sud.

Pesano dimensioni aziendali, capitali e competenze. Al Nord le imprese tendono a finanziare da sole l’innovazione, al Sud contano di più sul sostegno pubblico. E gli incentivi fanno la differenza ovunque: l’80% delle aziende agricole che ha investito nel digitale lo ha fatto grazie a un contributo, mentre solo il 21% lo avrebbe fatto comunque. Anche le risorse per il sistema della conoscenza e dell’innovazione in agricoltura (AKIS) nella programmazione 2023-2027 sono sbilanciate: 4,4% della spesa considerata al Nord, 2,7% nel Mezzogiorno.

L’intelligenza artificiale entra in stalla

Delle oltre 130 sperimentazioni di intelligenza artificiale censite dall’Osservatorio nell’agroalimentare, il 62% riguarda il lavoro nei campi e negli allevamenti. In zootecnia servono a seguire la salute e il benessere degli animali, gestire la mandria, controllare quantità e qualità del latte e migliorare la genetica.

La linea del Consorzio

Per una DOP, ha spiegato il Consorzio di tutela, innovare vuol dire prima di tutto rafforzare ciò che rende la mozzarella riconoscibile: qualità della materia prima, legame con il territorio, rispetto del disciplinare, tracciabilità. In un mercato in cui si affacciano anche i cibi sintetici, la tecnologia non deve allontanare il prodotto dalla sua identità.

Il direttore Pier Maria Saccani ha insistito sull’accessibilità: l’innovazione rafforza la competitività solo se le imprese possono davvero usarla e se porta risultati misurabili. Il presidente Domenico Raimondo ha legato i due nodi: non si può chiedere alle aziende di investire mentre combattono con una burocrazia che moltiplica gli adempimenti. «Servono procedure più semplici, incentivi efficaci e strumenti condivisi», ha detto.

Per la Piana del Sele, uno dei principali bacini bufalini della Campania, è un’agenda concreta: dalle stalle ai caseifici, la partita si gioca tra costi in salita e strumenti che al Sud arrivano più tardi.

Fonti: Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP, «World Buffalo Congress, la road map della bufala» (2 novembre 2026); Fondazione Qualivita.

Foto: Elementi Creativi

Articolo realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione. Come usiamo l’IA.