Per mezzo secolo il tabacco ha dato lavoro e reddito a migliaia di famiglie della Piana del Sele. A Battipaglia il simbolo di quella stagione è l’ex tabacchificio «Farina» di via Rosa Jemma: nato nel 1921, raso quasi al suolo nel 1943, ricostruito, chiuso nel 1970 e oggi bene vincolato di proprietà del Comune.
In breve
- Il tabacchificio di via Rosa Jemma è uno dei primi della Piana: la sua storia comincia nel 1921, anno del centenario celebrato nel 2021 con un francobollo.
- Dal 1935 fa capo alla SAIM, il consorzio che per decenni ha controllato l’intero ciclo del tabacco nella Piana, con stabilimenti a Battipaglia, Eboli, Pontecagnano, Altavilla e Capaccio.
- Le «tabacchine», le operaie che selezionavano e lavoravano le foglie, sono state una delle prime grandi esperienze di lavoro femminile salariato del territorio.
- Dismesso nel 1970, è del Comune dal 1998 e dal 2007 è dichiarato di interesse storico-artistico.
Una pianta arrivata con la bonifica
Il tabacco cresce nella Piana del Sele quando la pianura, liberata a fatica da paludi e malaria, comincia a diventare terra da coltivare. Dopo la Prima guerra mondiale la coltura si diffonde in tutta Italia e in Campania nascono diversi stabilimenti di lavorazione, spesso con case e servizi per chi ci lavora attorno. Lo ricostruiscono le architette Cesira Paolini e Marina Pugnaletto nello studio «I tabacchifici della piana del Sele. Il Fortunato Farina di Battipaglia», pubblicato nel 2020 negli atti degli Stati Generali del Patrimonio Industriale (AIPAI). Secondo lo studio, dal 1920 sorgono nella Piana il tabacchificio della ditta Biagi a Pontecagnano e quello della Società Agricola Salernitana a Battipaglia; qui si introduce la lavorazione del Kentucky «pressato forzato», messa a punto dopo le sperimentazioni dell’Istituto sperimentale di Scafati.
Lo stabilimento di Battipaglia porta il nome di Fortunato Farina. La data di nascita indicata nei documenti ufficiali è il 1921: è l’anno da cui parte il centenario celebrato nel 2021 e ricordato nel bollettino del francobollo emesso dal Ministero dello Sviluppo economico. Il legame tra bonifica e industria lo aveva sottolineato anche Paola Iannone, discendente della famiglia Farina, ricevendo il premio «Foglia d’Oro» nel settembre 2021, come raccontato allora da Battipaglia News.
La SAIM e la rete dei tabacchifici
Negli anni Trenta il tabacco della Piana diventa un sistema. Secondo la scheda del Ministero della Cultura sui beni abbandonati, nel 1935 nasce la Società Agricola Industriale Meridionale (SAIM), dalla fusione della Società Agricola Industriale Salernitana con la Società Stabilimenti Riuniti Americani. La scheda del FAI sulla rete degli ex tabacchifici della Piana del Sele spiega che il consorzio ha controllato l’intero ciclo del tabacco, dalla coltivazione alla lavorazione, dagli anni Venti agli anni Settanta. La rete comprende il Farina di Battipaglia, Fiocche (Salvati) a Eboli, Carillia ad Altavilla Silentina, Cafasso a Capaccio, Farinia e Centola a Pontecagnano.
Il Farina era uno degli stabilimenti più grandi del gruppo. Secondo Costozero, il magazine di Confindustria Salerno, che lo ricorda anche con il nome successivo di ATI, conta sei essiccatoi da circa 1.400 metri quadrati ciascuno, alti 12 metri: lì le foglie raccolte nei campi della Piana venivano essiccate e conservate. Attorno ai capannoni, come in tutta la rete, c’era un piccolo mondo: il bollettino del francobollo parla di abitazioni per i lavoratori, scuole, chiese, asili e circoli ricreativi.
Le tabacchine
Il cuore del lavoro erano le donne. Le «tabacchine» selezionavano e lavoravano le foglie, spesso con contratti stagionali. Per molte famiglie quel salario ha significato una prima sicurezza economica; il bollettino ministeriale del 2021 colloca nel secondo dopoguerra l’inizio di un loro «graduale percorso di emancipazione». Una traccia di quel lavoro si trova anche negli archivi pubblici: l’Archivio di Stato di Salerno conserva, nel fondo dell’Intendenza di Finanza dedicato ai danni di guerra della SAIM, una fotografia del 1944 delle operaie del tabacchificio Centola di Pontecagnano, la stessa che illustra questo articolo. Battipaglia News aveva dedicato alle tabacchine un editoriale e una galleria di foto per l’8 marzo 2021.
La guerra, la ricostruzione e la crisi
Nel settembre 1943, con lo sbarco alleato e la battaglia di Salerno, Battipaglia viene distrutta dai bombardamenti e il tabacchificio è gravemente danneggiato (Paolini e Pugnaletto). Secondo l’associazione Avalanche Day, i tabacchifici di Battipaglia ed Eboli vengono usati dagli Alleati prima come quartier generale del generale Mark Clark e poi come ospedale militare. Dopo la guerra lo stabilimento viene ricostruito e la produzione riparte.
Il declino arriva con la crisi del settore alla fine degli anni Sessanta. La minaccia di chiusura delle fabbriche della città, tra cui il tabacchificio, è tra le cause della protesta che sfocia nei moti dell’aprile 1969. Lo stabilimento viene dismesso nel 1970.
Dal Comune al francobollo
Dal 1998 il complesso è di proprietà del Comune di Battipaglia; nel 2007 la Soprintendenza lo dichiara bene di interesse storico-artistico, tutelato come esempio di archeologia industriale. Da allora si sono succeduti molti progetti di recupero, dal polo fieristico alla società di trasformazione urbana, fino all’accordo del 2020 con il Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Salerno, ricostruiti in questo articolo. Nel gennaio 2022 il Comune ha annunciato che l’immobile non era più in vendita; in quel momento una parte ospitava la Polizia municipale e gli uffici della società comunale Alba.
Dal 2014 la rete degli ex tabacchifici partecipa ai «Luoghi del Cuore» del FAI. Il 2 settembre 2021 Poste Italiane ha emesso un francobollo per il centenario della fondazione, nella serie «le Eccellenze del sistema produttivo ed economico»: tariffa B da 50 grammi, un milione di esemplari, bozzetto dell’artista battipagliese Marco Gallotta con i capannoni, i lavoratori e, sullo sfondo, il Castelluccio.
Come arrivarci
L’ex tabacchificio si trova in via Rosa Jemma, a circa un chilometro dalla stazione e dallo svincolo autostradale. I capannoni si vedono dalla strada, ma l’interno non è aperto al pubblico: le strutture sono in cattivo stato e non sono visitabili.
Fonti: C. Paolini, M. Pugnaletto, «I tabacchifici della piana del Sele. Il Fortunato Farina di Battipaglia», Sapienza Università di Roma – atti AIPAI (2020), Ministero della Cultura, scheda «Ex Tabacchificio Farinia», FAI, «La rete degli ex tabacchifici della Piana del Sele», Poste Italiane, comunicato di emissione (2 settembre 2021), Poste Italiane, foglio informativo (2021), bollettino MiSE dell’emissione (2021), Costozero – Confindustria Salerno (2017), Avalanche Day, Archivio di Stato di Salerno, Intendenza di Finanza, danni di guerra SAIM (1944).
Foto: Archivio di Stato di Salerno, Fondo Intendenza di Finanza (autore ignoto), Pubblico dominio, via Wikimedia Commons
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