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Dalla collina all’imbocco della valle del Tusciano guarda la Piana da circa mille anni. È nel documento che nomina per la prima volta Battipaglia, è passato dalla Chiesa di Salerno ai Doria e ai Pignatelli, è stato trasformato in castello neomedievale negli anni Venti e, dopo il terremoto del 1980 e un lungo restauro, è tornato a vivere nel 2021. È il Castelluccio, il simbolo della città.

In breve

  • Il primo documento certo è del 1080: vi compare il «castelluccio» di Battipaglia, ed è anche la prima volta che appare il nome della città.
  • Dal 1612 è dei Doria, poi dei Pignatelli; negli anni Venti del Novecento l’architetto Farinelli lo trasforma in residenza in stile neomedievale.
  • Reso inagibile dal terremoto del 1980, è stato restaurato dalla famiglia Santese, proprietaria dal 1979, e inaugurato il 6 novembre 2021.
  • È un bene tutelato: è stato riconosciuto di interesse storico-artistico, anche se le fonti non concordano su date e atti del vincolo.

Un castello a guardia della valle

Il Castelluccio sorge sulla collina che domina la città, all’imbocco della valle del Tusciano. Da lassù si controllava la pianura e, con ogni probabilità, il tracciato pedecollinare dell’antica via Popilia, come ha ricordato Giuseppe Rago nel suo articolo del 2019 per questo giornale.

Su chi lo abbia costruito le fonti non concordano. Secondo l’enciclopedia libera Wikipedia, che si basa su un sito di turismo locale, il castello è attribuito al principe longobardo Guaimario IV di Salerno, che intorno all’anno Mille lo avrebbe eretto sui resti di una struttura militare più antica. Il portale turistico nazionale Italia.it parla invece di una committenza di Roberto il Guiscardo, con modifiche successive di Federico II. Il FAI, nella sua scheda, si limita a dire che la data di costruzione è incerta.

1080: il nome della città nasce qui

Il punto fermo è un documento del 1080, che conferma alla Chiesa di Salerno il possesso di diversi beni, tra cui il «castelluccio» di Battipaglia. È la prima attestazione certa del castello e insieme la prima volta che compare il nome Baptipalla, da cui deriva quello della città. Wikipedia data l’atto al 4 ottobre 1080.

Il castello compare poi nell’inventario dei castelli di Federico II di Svevia, compilato intorno al 1230-1231. Nella stagione delle lotte tra Svevi e papato il controllo della fortezza cambia più volte di mano. Nel 1251 torna alla Chiesa salernitana: secondo Wikipedia la restituzione la ordina Bertoldo di Hohenburg; secondo il FAI nel maggio di quell’anno il giudice di Montecorvino Matteo De Simone prende possesso dell’edificio e ne riceve le chiavi dall’arcivescovado.

Doria, Pignatelli e la svolta neomedievale

Dopo oltre tre secoli di silenzio delle carte, nel 1612 il castello entra nel patrimonio dei Doria, nobili di origine genovese con il titolo di principi di Angri. Il passaggio successivo è ai Pignatelli, ma anche qui le fonti divergono sulla data: 1638 per il FAI, 1683 per Wikipedia, che indica come acquirente il marchese Angelo Pignatelli. La famiglia lo terrà fino agli anni Cinquanta del Novecento. Vicino all’ingresso è ancora visibile lo stemma che ricorda le nozze dell’ultima erede con un nobile di Olevano.

L’aspetto che si vede oggi da gran parte della città risale agli anni Venti del Novecento, quando l’architetto napoletano Farinelli trasformò la fortezza in residenza signorile in stile neomedievale. L’intervento cambiò soprattutto la distribuzione interna e il prospetto verso la pianura, con le tre torri che seguono il pendio della collina. Come ha notato Rago, non esistono immagini o piante del castello anteriori a quella trasformazione: per questo è difficile ricostruire com’era prima.

Della fase più antica restano tratti di mura poggiati direttamente sulla roccia e una piccola torre alle spalle dell’edificio. Il FAI descrive una corte interna con una piccola chiesa affrescata e locali con volte a crociera al piano terra.

Il terremoto, l’abbandono e il restauro

Nel 1979 il castello viene acquistato dall’imprenditore Francesco Santese. L’anno dopo il terremoto dell’Irpinia danneggia gravemente le strutture portanti, soprattutto la parte più antica, e l’edificio diventa inagibile. Seguono anni di abbandono, vandalismi e furti.

Dopo una lunga vicenda amministrativa, il 31 agosto 2015 la proprietà ottiene il permesso per il risanamento e la messa in sicurezza. A novembre dello stesso anno, secondo le cronache dell’epoca, crolla il muro di cinta nord-ovest; dopo alcuni sondaggi archeologici partono i lavori. Gli interventi, a spese della famiglia, sono stati discussi: il FAI e alcuni studiosi, tra cui Rago su queste pagine, hanno criticato l’aggiunta di torrette e merlature ritenute non originali e le modifiche agli interni.

Il castello è stato inaugurato sabato 6 novembre 2021, con una cerimonia pubblica alla presenza dell’allora sindaca Cecilia Francese. Le attività al suo interno sono affidate alla Fondazione Maria Rosaria Santese, che porta il nome della nipote del proprietario. La cappella è affidata al parroco della chiesa madre, che vi celebra le funzioni.

Un bene tutelato

Il Castelluccio è riconosciuto di interesse storico-artistico, ma anche sul vincolo le fonti non coincidono. Wikipedia e Battipaglia 1929 parlano di una dichiarazione del 1994. Secondo le cronache del 2015, invece, nel giugno 2014 la commissione straordinaria che guidava il Comune segnalò l’assenza del vincolo e ad aprile 2015 la Commissione regionale per il patrimonio culturale della Campania, su proposta della Soprintendenza di Salerno, ne dichiarò l’interesse culturale.

Il castello è anche tra i luoghi segnalati più volte nel censimento «I Luoghi del Cuore» del FAI, dal 2003 al 2022. Nell’estate del 2025 lo spegnimento dei fari che lo illuminavano di notte, visibili anche dall’autostrada, ha fatto discutere la città.

Come vederlo

Il Castelluccio si vede da gran parte di Battipaglia e dall’autostrada A2. Si raggiunge salendo verso la parte alta della città. È una proprietà privata: aperture, visite ed eventi sono decisi dalla proprietà e dalla Fondazione, che li comunicano sui propri canali social. Prima di andare conviene informarsi lì.

Per saperne di più sulle origini della città leggi anche Conoscere Battipaglia: dalla colonia dei Borbone al Comune del 1929 e, nel nostro archivio, Il Castelluccio di Battipaglia, un’icona sfregiata di Giuseppe Rago.

Fonti: Giuseppe Rago, Battipaglia News (30 marzo 2019), FAI, scheda «Il Castelluccio», I Luoghi del Cuore, Wikipedia, «Castello di Battipaglia» (con bibliografia: L. Gambardella 1968, L. Rocco Carbone 1999, M. Mastrangelo 2002, A. Di Muro 2005), Italia.it, Battipaglia, POLITICAdeMENTE, vincolo (4 giugno 2015), POLITICAdeMENTE, lavori (30 maggio 2016), Battipaglia 1929 (5 novembre 2021), Il Sole & le Nuvole (8 novembre 2021), Battipaglia 1929 (24 agosto 2025)

Foto: DaniClick, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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