Dopo l’avvio nel corso della prima annualità, Terramore, organizzazione di produttori agricoli che riunisce 34 aziende della Piana del Sele, specializzate nella coltivazione di prodotti orticoli e babyleaf destinati in larga parte alla IV gamma, annuncia l’avvio della seconda annualità del progetto di ricerca applicata dedicato alla valutazione dell’impatto ambientale dei sistemi di produzione agricola convenzionale e biologica. La cooperativa opera quotidianamente per valorizzare il territorio, promuovere l’innovazione nel settore agricolo e accompagnare le aziende socie verso modelli produttivi capaci di coniugare qualità delle produzioni, tutela ambientale e responsabilità sociale.
Il progetto, incentrato sulla coltivazione della rucola (Eruca sativa) – coltura simbolo della produzione agricola della Piana del Sele e della IV gamma – nasce dall’esperienza diretta delle aziende socie e dall’esigenza di misurare in modo oggettivo gli effetti ambientali delle diverse pratiche colturali. L’obiettivo è fornire un’analisi comparativa basata su dati reali di campo, in grado di supportare scelte più consapevoli lungo l’intera filiera agricola.
Dalla prima alla seconda annualità: continuità e approfondimento
La seconda annualità rappresenta una fase chiave dello studio, perché consente di consolidare e ampliare i dati raccolti nel primo anno, rafforzando l’analisi comparativa su un ciclo colturale pluriennale. L’osservazione su più annate permette infatti di tenere conto della variabilità climatica, delle diverse condizioni agronomiche e dell’evoluzione delle pratiche colturali nel tempo, restituendo un quadro più affidabile degli impatti ambientali.
Lo studio continua ad analizzare l’intero ciclo produttivo della rucola, includendo l’approvvigionamento delle materie prime, le lavorazioni agricole, la raccolta, il trasporto e la gestione degli scarti e dello smaltimento finale, così da individuare con precisione le fasi più critiche dal punto di vista ambientale.
I principali focus della seconda annualità
Nel corso del secondo anno di attività, la ricerca approfondisce in particolare alcuni fattori chiave che incidono sull’impatto ambientale dei sistemi di coltivazione: il consumo di carburante e l’uso delle macchine agricole, che rappresentano una delle principali fonti di impatto in entrambi i sistemi produttivi;
l’impiego di fertilizzanti e prodotti fitosanitari, con un’attenzione specifica alle differenze tra input chimici di sintesi e soluzioni di origine organica; la gestione delle risorse idriche e delle pratiche irrigue;
gli effetti delle pratiche agricole sulla salute del suolo e sulla biodiversità.
Prime evidenze e prospettive
Le evidenze raccolte fino a questo momento confermano che il sistema di coltivazione convenzionale risulta più impattante, soprattutto a causa dell’uso di fertilizzanti chimici e prodotti fitosanitari, a cui si aggiunge il peso del consumo di carburante legato alla meccanizzazione agricola. Allo stesso tempo, lo studio mette in luce come l’introduzione di tecnologie più efficienti, la riduzione dei consumi energetici e la sostituzione dei fertilizzanti di sintesi con prodotti organici o compost possano rappresentare soluzioni concrete per ridurre l’impatto ambientale complessivo.
L’approccio biologico, grazie alla maggiore attenzione alla fertilità del suolo e alla tutela della biodiversità, si configura come una valida alternativa per un’agricoltura più responsabile, in grado di garantire produzioni di qualità nel rispetto degli ecosistemi.

Un progetto al servizio del settore agricolo
Con la seconda annualità, il progetto rafforza il suo ruolo di strumento operativo a supporto di agricoltori, tecnici e decisori pubblici. I risultati della ricerca sono pensati per tradursi in raccomandazioni pratiche, utili a migliorare le pratiche colturali esistenti e a favorire una transizione verso modelli agricoli più sostenibili.
«Oggi non è più sufficiente limitarsi a produrre cibo: è necessario comprendere come lo produciamo e quali effetti generiamo sull’ambiente», dichiara Carmine Papace, Presidente della Cooperativa Terramore. «La seconda annualità di questo progetto rappresenta un passaggio fondamentale del nostro percorso: vogliamo fornire dati concreti alle aziende agricole e contribuire a un cambiamento reale del settore, mettendo la sostenibilità al centro delle scelte produttive».
Verso il completamento del ciclo di studio
Il progetto proseguirà nelle annualità successive fino alla conclusione dell’analisi del ciclo colturale triennale. I risultati finali saranno diffusi a livello nazionale, con l’obiettivo di favorire una più ampia adozione di pratiche agricole responsabili e basate su evidenze scientifiche.
































