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Battipaglia fuori dal riequilibrio, sì, ma la Corte dei Conti mantiene alto lo stato d’allarme. Dalla delibera pubblicata a fine anno emerge un quadro agghiacciante: crolla la riscossione delle tasse, e sui beni invenduti da 9 anni si rischia il danno erariale.

La fuoriuscita dal riequilibrio finanziario è solo una questione aritmetica. La Corte dei Conti mette in guardia il Comune di Battipaglia e invita a volare basso. Se lo scorso 25 novembre la città capofila della Piana del Sele accolse con entusiasmo la notizia annunciata con toni trionfalistici dalla sindaca Cecilia Francese, lo stesso non si può dire leggendo la delibera firmata dalla triade di magistrati Massimo Gagliardi, Ferruccio Capalbo ed Emanuele Scatola. Dal punto di vista aritmetico il risultato è stato portato a casa ma «non ci si può esimere dal rilevare che sullo stesso ha senza dubbio inciso la ingente quantità di trasferimenti e fondi ricevuti a vario titolo da enti terzi (per la gran parte lo Stato), taluni dei quali anche a fondo perduto e senza interessi» scrivono le toghe napoletane, dissipando ogni dubbio circa il reale vantaggio tratto dai 31 milioni di euro, stanziati dal governo nazionale durante l’emergenza Covid, come misura a sostegno dei Comuni in deficit. Poi, il passaggio che fa tremare l’Ente di piazza Aldo Moro: «Circostanza, questa, che rischia di rendere l’attuale risultato di amministrazione meramente transitorio ed effimero, anche e soprattutto alla luce delle considerazioni di seguito esposte».

APPENA UN OBIETTIVO RAGGIUNTO, SUI BENI DA VENDERE RISCHIO DANNO ERARIALE

Considerazioni esposte che equivalgono alle numerose criticità ravvisate dalla Corte dei Conti. Delle leve finanziarie, l’indicatore che in economia misura l’indebitamento di un’azienda, individuate nella procedura pluriennale di riequilibrio finanziario, Battipaglia ne ha attivata solamente una: la riduzione delle spese del personale e la liquidazione della società in house “Nuova srl”. Una voce, quella della riduzione delle spese, che nel quadro delle leve finanziarie è pure la meno incisiva. Quanto alla leva finanziaria rappresentata dalle dismissioni immobiliari, snodo ritenuto centrale ai fini del finanziamento del piano di riequilibrio, il risultato è un disastro: a fronte di un incasso previsto di oltre 18 milioni di euro, nelle casse dell’Ente è arrivato poco più d’un milione di euro. E dalla Corte dei Conti arriva il diktat: «È necessario, in definitiva, esplorare tutte le possibilità di utilizzo e/o messa a reddito del predetto patrimonio immobiliare».

RISCOSSIONE TRIBUTI, PAGINA NERA: QUASI IL 50% DEI BATTIPAGLIESI NON PAGA LE TASSE

L’altra pagina nera riguarda la capacità di riscossione delle entrate: a Battipaglia vince la frode fiscale. Il trend degli ultimi due anni, scrivono i tre giudici, ha fatto registrare gravi flessioni: se nel 2016, agli albori dell’amministrazione Francese, la capacità di riscossione era al 78% circa, negli ultimi due anni (2019 e 2020) si arriva sotto il 60%. In soldoni, a Battipaglia quasi la metà dei cittadini non paga le imposte. Un ulteriore elemento di criticità è dato dal continuo ricorso alle anticipazioni di liquidità a vario titolo, più gergalmente: i mutui. Soldi che l’Ente pesca dai fondi di rotazione e dalla Cassa depositi e prestiti oltre alle sopracitate risorse finanziare straordinarie, da non restituire, ricevuta dal Comune. Anticipazioni che dovranno essere restituite e che sebbene siano servite a fronteggiare l’emergenza pandemica, costituiscono un mutuo da restituire fino al 2050. Passività che, unite al reiterato emergere di debiti fuori bilancio, «fondano ragionevoli dubbi sulla solidità degli equilibri dell’Ente e sulla capacità di superare la fase di criticità descritta nel piano di riequilibrio». Al termine dell’esercizio 2020, però, i numeri salvano Battipaglia. La procedura di riequilibrio è cessata, si legge nella delibera, ma il campanello d’allarme è suonato, perché l’organo di controllo dei conti regionali ha messo nero su bianco tutte «le anomalie e le irregolarità contabili evidenziate».