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Battipaglia è una città giovane: è nata a metà Ottocento come colonia agricola voluta dai Borbone per i terremotati, ed è diventata Comune solo il 28 marzo 1929. In mezzo ci sono settant’anni di paludi bonificate, case a corte, un cambio di regno e una frazione cresciuta fino a pesare più del capoluogo.

In breve

  • Il primo nucleo della città sono le «comprese»: venti edifici a corte costruiti dal Regno delle Due Sicilie, a partire dal 1858, per famiglie senza casa dopo i terremoti in Basilicata e nel Salernitano.
  • Le case furono finite e assegnate solo dopo l’Unità d’Italia, nel 1861, a poche decine di famiglie.
  • Fino al 1929 Battipaglia era una frazione di Eboli; il Comune nasce con il regio decreto del 28 marzo 1929, che vi aggiunge anche una parte di Montecorvino Rovella.
  • Artefice dell’autonomia fu Alfonso Menna, che guidò il nuovo Comune come commissario fino al 1931.

Una piana di paludi e masserie

Prima della colonia, la pianura tra il Tusciano e il Sele era divisa tra i territori di Eboli e Montecorvino: grandi masserie, qualche cappella di campagna e vasti acquitrini, con la malaria che teneva lontani gli abitanti. Il nome «Battipaglia» è però molto più antico della città. Compare già in un documento del 1080, al tempo del ducato normanno di Puglia e Calabria. L’origine più diffusa lo lega al lavoro dei contadini che battevano il grano e la paglia; altre ipotesi, minoritarie, rimandano al latino o a un antico luogo di culto.

Disegno ottocentesco in prospettiva delle comprese, le case a corte della colonia agricola di Battipaglia
Prospetto delle comprese della colonia di Battipaglia (1860), Archivio di Stato di Salerno. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

La colonia dei Borbone

A metà dell’Ottocento il governo di Ferdinando II stava bonificando la piana del Sele. La direzione delle bonificazioni era affidata al barone Giacomo Savarese, che pensò di unire i lavori di prosciugamento alla fondazione di un villaggio di coloni, all’incrocio tra la strada per Eboli e Persano e quella per Paestum.

Il villaggio doveva accogliere famiglie rimaste senza casa dopo i terremoti. Qui le ricostruzioni non coincidono. Gran parte delle fonti, tra cui Italia.it e l’enciclopedia Wikipedia (che rimanda agli studi di Antonio Cestaro), lega la colonia al grande terremoto del 16 dicembre 1857, con epicentro in Val d’Agri, magnitudo stimata intorno a 7 e circa 11 mila morti secondo le stime ufficiali. Un articolo pubblicato su questo giornale nel 2019 richiama invece il sisma del 1851 nell’area del Vulture. Le due ipotesi possono convivere: tra i primi assegnatari c’erano famiglie di Rionero in Vulture, colpita nel 1851, ma anche di Atena Lucana, Polla e Caggiano, tra i centri più danneggiati nel 1857.

Per essere ammessi, i capifamiglia dovevano avere tra i 25 e i 40 anni, buona condotta politica e religiosa e una costituzione adatta al lavoro nei campi. Il progetto prevedeva venti edifici a un piano raccolti attorno a cortili, per circa centoventi alloggi: sono le «comprese», ancora riconoscibili nel disegno regolare delle strade alle spalle di piazza della Repubblica.

Le carte dell’Archivio di Stato

Due documenti conservati all’Archivio di Stato di Salerno, nel fondo del Genio civile, raccontano il progetto. Una pianta del bacino del Sele «in bonificamento», datata febbraio 1860, mostra la nuova colonia, le colmate di Battipaglia e Aversana e le 500 moggia di terre demaniali da dividere tra i coloni. Un secondo disegno, del 1860, riproduce in prospettiva un «compreso» doppio, con una piazza, una fontana e i locali per l’amministrazione della colonia. Secondo la scheda del documento, il progetto è dell’ingegnere Errico Dombrè, ucciso di notte da sconosciuti il 14 settembre 1860.

Dai Borbone ai Savoia

Nella primavera del 1860 tra le comprese ancora in costruzione erano già comparse le prime botteghe: una bettola, una rivendita di caffè, una farmacia e perfino una scuola serale per chi non sapeva leggere. I cantieri erano aperti quando arrivò la spedizione di Garibaldi. Il nuovo governo rimosse Savarese, ma la colonia andò avanti e le case furono assegnate nell’aprile del 1861. I criteri, però, cambiarono: contavano la povertà, la condotta morale e soprattutto non essersi compromessi con i Borbone. Secondo la ricostruzione pubblicata nel 2019 su Battipaglia News, le famiglie del gruppo originario accolte furono soltanto 32; le altre case andarono a famiglie di Montecorvino, Giffoni, Eboli, Olevano e della valle dell’Irno.

Due anni dopo, nel 1863, poco lontano entrò in servizio la stazione ferroviaria. Con i treni e la bonifica arrivarono braccianti, artigiani e commercianti, e la frazione crebbe: al censimento del 1921 contava 4.678 abitanti.

1929: nasce il Comune

A guidare la richiesta di autonomia fu Alfonso Menna (Domicella, 1890 – Salerno, 1998), allora alto funzionario del Comune di Salerno e in seguito, dal 1956 al 1970, sindaco di quella città. Il regio decreto del 28 marzo 1929 (n. 623, secondo Wikipedia) costituì il Comune di Battipaglia con parti del territorio di Eboli, di cui la frazione aveva fatto parte fino ad allora, e di Montecorvino Rovella, tra cui la località di Belvedere. Menna fu nominato commissario prefettizio per l’amministrazione provvisoria e rimase alla guida del nuovo ente fino al 1931. Il primo municipio trovò posto proprio in una delle comprese.

Nel clima del regime, Battipaglia fu presentata come un modello di «comune rurale» nato dalla bonifica. Il resto è storia più recente: la distruzione nei bombardamenti del 1943, la ricostruzione, la crescita demografica del dopoguerra che portò l’ex frazione a superare Eboli, l’industria e le lotte del 1969.

Come visitarlo

Le comprese si trovano nel centro, alle spalle di piazza della Repubblica. Degli edifici originari restano poche tracce, perché molti sono stati trasformati o ricostruiti, ma la griglia regolare delle strade e dei cortili è ancora quella della colonia borbonica. Le due tavole del 1860 si possono vedere su Wikimedia Commons; gli originali sono all’Archivio di Stato di Salerno, che conserva anche le carte di Alfonso Menna.

Fonti: Archivio di Stato di Salerno, Genio civile, b. 135, f. 248: «Pianta della pianura del bacino del Sele in bonificamento» (febbraio 1860, via Wikimedia Commons), Archivio di Stato di Salerno, Genio civile, b. 135, f. 240: «Prospetto delle comprese della colonia di Battipaglia» (1860, via Wikimedia Commons), Archivio di Stato di Salerno, inventario dell’archivio di Alfonso Menna (Ministero della Cultura), Wikipedia, «Battipaglia» (consultata il 25/10/2026, che cita Battipaglia, 70 anni nella sua storia, 1999, e Il terremoto del 1857 e la fondazione della «Colonia Agricola» di Battipaglia, 1994), Wikipedia (en), «Battipaglia» (25/10/2026, che cita A. Cestaro, 1984), Wikipedia (en), «1857 Basilicata earthquake» (25/10/2026), INGV, seminario per i 150 anni del terremoto del 1857, Italia.it, Battipaglia, Battipaglia News: Le «comprese» (13/08/2019), Da new town a città nuova (28/03/2019), Chi era Alfonso Menna (28/03/2019), Battipaglia compie 90 anni (28/03/2019).

Foto: Autore ignoto (Archivio di Stato di Salerno), Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

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