L’oro bianco · la rubrica sulla mozzarella di bufala
Per quasi una settimana la protesta degli autotrasportatori ha fermato la filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP: latte bloccato nelle stalle, caseifici chiusi, banchi vuoti anche al Nord. I blocchi in Campania sono stati rimossi il 23 ottobre: ora si contano i danni di una crisi che il Consorzio definisce senza precedenti.
La mozzarella di bufala non può aspettare. Il disciplinare impone di lavorare il latte entro 60 ore dalla mungitura: è questa regola, che garantisce la qualità della DOP, ad aver trasformato il blocco dei tir in un’emergenza per l’intera filiera.
Una filiera ferma
La protesta contro il caro gasolio è cominciata a metà ottobre. Gli allevatori hanno continuato a mungere, ma il latte non riusciva più ad arrivare ai caseifici e i serbatoi refrigerati delle aziende, pensati per un paio di mungiture, si sono riempiti in fretta. Secondo il presidente del Consorzio di tutela Domenico Raimondo, intervistato da Quotidiano Nazionale, i caseifici consortili chiusi erano 98.
Lo stesso Raimondo, titolare del Caseificio Mail di Bellizzi, ha raccontato di aver avviato la produzione alle 4 del mattino di lunedì 19 ottobre e di aver visto saltare i ritiri poche ore dopo: prodotto in cella frigorifera e stabilimento fermo dal giorno seguente, con il personale tra cassa integrazione e ferie.
A mancare non era solo il latte. Come ha ricostruito Il Post, non arrivavano nemmeno gli imballaggi, come le cassette di polistirolo, e la mozzarella è diventata introvabile in diversi punti vendita del Centro-Nord.
I numeri in gioco
Per l’industria il conto stimato era di circa 3 milioni di euro di mancati introiti al giorno (dato riportato da Il Post). La DOP vale intorno agli 850 milioni di euro l’anno, circa un terzo finisce all’estero e le province di Caserta e Salerno ne producono oltre il 90%. Per la Piana del Sele, dunque, il colpo è diretto.
Il direttore del Consorzio Pier Maria Saccani aveva chiesto al Governo un intervento risolutivo e ai manifestanti di lasciar passare almeno i prodotti deperibili, per evitare quella che ha chiamato una «guerra dei poveri». Raimondo, pur dicendosi vicino alle ragioni degli autotrasportatori, ha avvertito del rischio di rincari a catena fino al consumatore e del danno d’immagine sui mercati esteri.
La fine del blocco
Il 23 ottobre, dopo il decreto approvato dal Consiglio dei ministri con aiuti per autotrasporto, agricoltura e pesca, le associazioni di categoria hanno revocato le proteste e nella notte sono stati rimossi i blocchi stradali in Campania (Agi, Ansa).
La strada verso i caseifici è di nuovo aperta, ma la crisi lascia domande pesanti: quanto latte è andato perso, chi pagherà i danni e come proteggere un prodotto da 60 ore dalla prossima emergenza logistica. Raimondo aveva ipotizzato corridoi logistici riservati al latte; il tema, ora, è non farsi trovare impreparati.
Foto: IlSistemone, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
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