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L’oro bianco · la rubrica sulla mozzarella di bufala

Dal 28 al 30 ottobre Sorrento ospita il World Buffalo Congress, che torna in Italia dopo vent’anni: 500 tra ospiti e relatori, 283 studi da oltre 20 Paesi e una giornata finale dedicata all’economia della Mozzarella di Bufala Campana DOP.

Per tre giorni la capitale mondiale della bufala sarà la Campania. All’hotel Hilton di Sorrento si apre mercoledì 28 ottobre il World Buffalo Congress 2026, l’appuntamento internazionale che riunisce ricercatori, veterinari, allevatori e produttori. L’ultima volta in Italia risale a circa vent’anni fa.

Chi organizza e i numeri

Il congresso è promosso dal Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università Federico II, dal Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.

Secondo Ansa e Foodmakers, sono arrivati 283 lavori scientifici da oltre venti Paesi: 82 italiani, più di India e Pakistan, che pure contano molti più capi. Il comitato scientifico ne ha selezionati 103 per le relazioni orali e 163 come poster. Nel mondo si stimano circa 220 milioni di bufali, in gran parte in Asia.

Il programma

Mercoledì le sessioni scientifiche partono alle 11, la cerimonia di apertura è alle 16. Tra gli interventi annunciati quelli del presidente della Regione Roberto Fico, dell’assessora all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, del presidente del Consorzio Domenico Raimondo e del presidente dell’International Buffalo Federation Giuseppe Campanile. Venerdì 30, dalle 9, la giornata conclusiva sarà dedicata alla dimensione economica, con un focus sulla DOP. Al congresso seguono due giorni di visite sul territorio.

I temi guardano al futuro della stalla: allevamento di precisione con sensori, intelligenza artificiale e algoritmi per seguire benessere e salute degli animali; genetica per fertilità e resistenza alle malattie; economia circolare per riutilizzare i sottoprodotti; e le proprietà nutrizionali del latte di bufala.

Campanile ha posto la domanda che fa da filo conduttore: che ruolo potrà avere la bufala nell’agricoltura e nella società di domani. Per Raimondo la competitività passa da investimenti in conoscenza, sostenibilità e qualità e da una tutela della denominazione con uno sguardo internazionale.

Perché riguarda la Piana del Sele

La Piana del Sele concentra il 13,2% degli allevamenti bufalini italiani e il 22% dei capi, secondo i dati del progetto della Fondazione Symbola sulla filiera rilanciati da Qualivita. E il congresso arriva a pochi giorni da una settimana difficile, con caseifici fermi per il blocco dei tir: un promemoria di quanto innovazione e organizzazione della filiera non siano temi da convegno, ma da stalla e da caseificio.

Foto: Bobscola, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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