La sala di preghiera islamica cittadina è da anni un esempio di inclusione, ma c’è chi la pensa diversamente. Fondamentalismo, violenza, discriminazione delle donne: cosa dice davvero il Corano?

Fondatore e presidente della Moschea di Battipaglia, Hedi Mohamed Khadhraoui dal 2003 guida la comunità musulmana della città. Cittadino battipagliese dal lontano 1982, in provincia di Salerno rappresenta il volto moderno e inclusivo dell’Islam. Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio la sua comunità e per riflettere insieme, alla luce dello storico viaggio di Papa Francesco e del Grand Imam Al-Tayyib negli Emirati Arabi Uniti, sulle possibilità di dialogo e di convivenza tra fedi e culture diverse.

Imam, lei è un uomo “consacrato” (come un prete cattolico) o soltanto un uomo di fede, cui è affidato il compito di guidare la comunità di fedeli?
«No, non sono un uomo consacrato bensì un insegnante, un riferimento per la comunità, oltre che una guida spirituale».

Esiste una gerarchia tra gli imam?
«Non una gerarchia simile a quella che, ad esempio, esiste nella Chiesa cattolica. Tuttavia tra gli imam si distinguono vari gradi, che dipendono in sostanza dal loro livello di preparazione. C’è ad esempio l’imam “della quotidianità”, c’è l’imam che guida la preghiera del venerdì e tiene il sermone, e ci può essere un imam che, grazie a studi più alti, ha acquisito una conoscenza profonda dell’Islam e della realtà».

Ci parli del Corano…
«Il Corano è il libro sacro dell’Islam. Il suo nome significa: “La lettura”. Esso contiene la rivelazione che Dio fece al Profeta Muhammad durante gli ultimi 23 anni della sua vita. Il Corano è fondamentalmente un libro di pace. Nel Corano c’è tutto, non soltanto le pratiche religiose. Ci sono leggi, regole del vivere familiare e sociale, princípi per la buona amministrazione dello stato e basi dell’economia».

C’è violenza nel Corano?
«Come per la Torah e la Bibbia, sono presenti versetti che suonano duri, ma è essenziale che essi non siano presi fuori dal loro contesto; infatti a volte sono interpretati male e usa- ti per altri scopi (politici e demagogici). I musulmani combatterono molte guerre, così come i cristiani, e come gli ebrei. Il mio messaggio, il messaggio dei musulmani è: l’Islam è una religione di pace e il Corano è un libro di dialogo. Talvolta, bisogna ammetterlo, l’Islam è rappresentato male dai musulmani stessi e raccontato male da certi mass media; e allora fa paura. È importante che si affermi un Islam equilibrato e moderato, tanto nella sostanza quanto nei toni».

Ci descriva la presenza islamica a Battipaglia e ci fornisca un po’ di numeri. Quanti sono i suoi fedeli?
«Non ci sono registri ufficiali, come ad esempio un registro battesimi, ma possiamo valuta- re la presenza degli aderenti della religione islamica qui a Battipaglia nel numero di 1.500- 2mila unità. Il venerdì nella nostra moschea di riuniscono un centinaio di fedeli. Nelle festività importanti da 300 a 500».

Ci sono musulmani non praticanti?
«Sì, naturalmente. Come in tutte le religioni».

Ci sono musulmani che lei definirebbe “non moderati” o comunque poco disponibili al dialogo con i non musulmani?
«Tutte i nostri riscontri in merito dimostrano che la comunità musulmana battipagliese è una comunità pacifica, ben integrata, laboriosa ed è espressione di un Islam equilibrato e dialogante. Le nostre attività sul territorio, parlano per noi. Da anni siamo impegnati in attività di solidarietà, collaboriamo attivamente con la Diocesi di Salerno e con alcune parrocchie della città per approfondire il tema del dialogo interreligioso, ospitiamo in moschea gruppi di studenti, associazioni, scout, per raccontare di noi, della nostra fede, delle tante tradizioni che ci accomunano. Insomma, testimoniamo ciò che la nostra fede ci insegna».

Oggi moschee e sale di preghiera sono attenzionate dalle autorità, perché ritenuti luoghi sensibili…
«La nostra collaborazione con le forze dell’ordine è palese e riconosciuta. La nostra mo- schea è il primo presidio di controllo e sicurezza: siamo noi i primi a vigilare sulla nostra città, per la sicurezza delle nostre famiglie e dei nostri concittadini. Quello che non si sa è che dietro a tutto questo c’è un lavoro svolto dai nostri responsabili, che si impegnano nel monitoraggio e nella promozione dell’inclusione e dell’interazione. Un impegno ancora poco riconosciuto e sostenuto dai media e dalla politica, che anzi continuano a generalizzare e ad amalgamare tutti i musulmani, qualificandoli come estremisti, pericolosi, estranei».

Anche a Battipaglia?
«Purtroppo sì: basta pensare alle polemiche scatenate dal solo trasferimento della moschea negli attuali locali di via Benevento che ha fatto urlare all’invasione e al pericolo scristianizzazione. Assurdità utili sì alla propaganda politica ma che, oltre ad inquinare i buoni rapporti di vita quotidiana con i nostri concittadini battipagliesi, creano un clima di tensione ingiustificata che alle volte è sfociato in episodi di violenza».

La sala di preghiera a via Benevento

«il trasferimento della moschea a via benevento ha fatto urlare all’invasione; assurdità che creano un clima di tensione ingiustificata»

Pensa agli episodi violenti contro la vostra sede?
«Esatto. Non una, ma ben tre volte: 2005, 2008 e 2015. Atti vandalici che in alcune occasioni hanno danneggiato i locali e messo a repentaglio anche l’incolumità fisica dei nostri fratelli che erano presenti. Violenza gratuita scaturita sempre e solo da un clima di avversione».

Lei pensa che la società occidentale sia incapace di comprendere l’Islam?
«Non si tratta assolutamente di incapacità. Si tratta invece di un discorso di volontà, di apertura, di senso di civiltà e di rispetto verso il contratto sociale che ci unisce tutti».

Un’accusa ricorrente che vien mossa alla società islamica è quella di sminuire e opprimere il sesso femminile, ma è davvero questa la lettura delle donne secondo il Corano?
«Ho sentito questa critica centinaia di volte. Essa è in parte legittima se l’approccio è quello dello sguardo puntato su alcune realtà nel mondo islamico, dove purtroppo dominano alcuni codici sociali emersi da culture e costumi tribali. L’Islam, dalla sua nascita, ha garantito una serie di diritti alle donne, ad esempio la donna ha il diritto di voto da ben 14 secoli; l’Islam ha garantito alla donna i diritti sociali, economici e politici, infatti sotto il governo del secondo Califfo una donna aveva il ruolo di ministro dell’Economia nella città di Medina; e qui stiamo parlando del VII secolo. Oggi nella pratica siamo lontani da questi principi a causa di una serie di fenomeni: l’ignoranza, la dittatura, la mancanza di libertà, l’interpretazione e l’uso sbagliato della religione islamica, l’estremismo e altro ancora. Non solo tutto questo ha portato un danno all’interno del mondo islamico, ma ha anche rovinato la sua immagine all’esterno; per questo motivo c’è tanta confusione attorno ad esso».

Per finire, mettiamo l’Islam e il Cristianesimo l’uno di fronte all’altro: su quali punti potrebbero intendersi e, addirittura, convergere?
«Ma perché devono essere una contro l’altra, mentre possono benissimo convivere e camminare insieme, una vicino all’altra? Dico questo perché ci sono tanti punti di incontro che uniscono queste due religioni monoteiste, ad esempio già solo i dieci comandamenti, che figurano sia nella Bibbia che nel Corano, possono essere un terreno comune d’incontro. L’Islam e il Cristianesimo oltre a riconoscersi in Abramo, Mosè, Gesù, condividono tanti valori e principi comuni, ma anche tante preoccupazioni, come la violenza, le guerre e la povertà. Un bel percorso di dialogo tra i rappresentanti dei musulmani e i responsabili cattolici è in via di crescita. In questo contesto si situa il nostro impegno che portiamo avanti con responsabilità, consapevoli che il dialogo tra le religioni sia oggi un dovere. Parlarsi, confrontarsi, guardarsi negli occhi non è più un optional, ma un obbligo. Dobbiamo tutti educare ed educarci alla fratellanza sincera, senza ambiguità. L’unico futuro è insieme, senza più noi e loro, e questo sarà possibile solo sgombrando il campo da stereotipi, paure, pregiudizi. Questo non è ciò che diciamo, ma è ciò che facciamo da anni insieme ai parroci, agli educatori, ai gruppi scout, alle associazioni e ai tanti battipagliesi di buona volontà».

«guardarsi negli occhi non è più un optional, ma un obbligo»