Che il novantesimo genetliaco del Comune di Battipaglia sia solennizzato dal 10° Reggimento della Legione campana con un percorso nei luoghi simbolo della città (Piazza Aldo Moro, Via Mazzini, Piazza della Repubblica, Santuario di S. Maria della Speranza) è doveroso rispetto per la memoria storica.

Elevata a comune autonomo nel 1929, Battipaglia costituì il primo modello del Mezzogiorno di quanto il regime fascista avrebbe in seguito realizzato nell’agro-pontino. Alfonso Menna, nel comunicare al prefetto della provincia di Salerno l’attività svolta per costruire il primo comune rurale, recitava: …”Battipaglia è destinata per la sua posizione topografica ad ereditare e trasmettere in mutate forme la gloria e la potenza di Poseidonia e di Picentia, la prima sorse e prosperò alla valle del sele e l’altra allo sbocco della valle del picentino”.

Distrutta quasi completamente dai bombardamenti del ’43, Battipaglia fu ricostruita in tempi brevi, grazie alla tenacia dei suoi abitanti e alle risorse dei territori. “Terre promesse” a cui affluirono più numerose dall’entroterra correnti migratorie, nel miraggio di un lavoro, conobbe un incredibile incremento demografico tra il ’50 e il ’51, superando più del doppio quello del comune di Eboli, di cui era stata frazione. Da colonia agricola a comune rurale, a città nuova nel ’60 Battipaglia divenne polo di sviluppo industriale.

I dolorosi fatti dell’aprile ’69, che la posero al centro della stampa nazionale ed europea, denunciando lo sviluppo di un’economia non al passo coi tempi, sortirono un effetto insperato. Stimolarono, infatti, un generale ripensamento che portò a una svolta decisiva nella vita socio-economica. Iniziò un graduale e progressivo ammodernamento delle strutture con iniziative adeguate all’ingresso dell’agricoltura nei mercati europei. Nel volume “Battipaglia, 70 anni nella sua storia”, del quale ho avuto l’onore-onere della curatela, si è percorso il lungo iter di Battipaglia da borgo a città segnalata nel 1956 tra i cento comuni d’Italia che hanno contribuito a renderla più grande (in 40 anni di Repubblica).

Contributo di ottimo livello sotto il profilo storico-archeologico, socio-economico, civile, culturale di specialisti che, con serenità e rigore critico, hanno disegnato le rispettive aree di studio, lasciando emergere le molteplici anime del territorio.

BATTIPAGLIA, PICCOLA NEW YORK. UNO, NESSUNO, CENTOMILA

Non compatta nel tessuto sociale, eppure simile nel riconoscere i propri limiti, tenace nel superarli. Capace di porsi, di riproporsi, di crescere. Non chiusa, non arroccata nelle sue posizioni, forse per questo la meno provinciale delle città di provincia, certamente per questo destinata ad espandersi, a proiettarsi lontano. “… È pure una bella illusione quella degli anniversari”, scrive nello Zibaldone Giacomo Leopardi, oltre che poeta insuperabile, antropologo finissimo e preveggente. Il poeta de “L’infinito” invitava a considerare gli anniversari, al di là dell’aspetto celebrativo, come momento di riflessione e di bilancio degli obiettivi raggiunti e di quelli mancati, e soprattutto come programmazione degli obiettivi da perseguire per il bene comune e nell’interesse delle nuove generazioni.

Invito alla riflessione per un ‘mea culpa’ generale. Esiste un rapporto imprescindibile di appartenenza – disappartenenza con i nostri luoghi. Che sono profondamente interiorizzati, legati nell’immaginario collettivo ai volti, alle persone scomparse, delle quali ascoltiamo ancora le voci e l’eco dei passi. In segno di rispetto verso uomini di spessore umano, etico – civile, culturale che hanno profuso le migliori energie, fisiche ed intellettuali, per questa terra. Soprattutto per saldare un debito con i giovani e restituire loro il connotato perduto della speranza. Stimolando creatività e autostima. Che il lavoro torni a essere diritto e non emergenza, che la cultura e la scuola siano strumento di educazione e di crescita civile, che al di là, che si riscopra la civiltà del dialogo, l’autenticità della comunicazione, attraverso la riscoperta della parola. Creatività e comunicazione, competenze del XXI secolo da valorizzare nella vita sociale ed economica.

Il sud, creativo per antonomasia, ha possibilità di investire, scoprire talenti, e creare occasioni di lavoro. Il nostro auspicio è la riscoperta dei valori nelle istituzioni come nell’economia. Concludo con i versi del poeta Italo Rocco, maestro ed educatore della nostra terra, abitate dalla fede e dalla speranza mai dome nei giorni: “I GIOVANI DI OGGI SONO MIGLIORI DI NOI”.

Articolo a cura di: Lorenza Rocco