La Lega Eboli si tira fuori dalla vicenda del caporalato nella Piana del Sele. E lo fa con un comunicato stampa diffuso successivamente alla pubblicazione del nostro articolo sulla questione.

“Siamo totalmente estranei ai fatti”. Così la Lega Eboli si difende dalle accuse di coinvolgimento nella vicenda che riguarda il caporalato nella Piana del Sele. Un comunicato stampa è apparso sulla pagina Facebook. “Una notizia priva di fondamento” secondo il partito leghista. Parrebbe infatti che Roberto D’Amato, raggiunto da misura cautelare, si fosse dimesso il giorno 20 novembre 2018 in seguito alla nomina di vicepresidente del comitato “La Storta – Papaleone”. Trattandosi di un comitato a-politico le due cariche sarebbero state incompatibili.

C’è qualcosa, però, che non quadra. Procediamo con ordine. Il segretario cittadino Vincenzo Albano ha diffuso una foto (che alleghiamo sotto) recante il logo del partito e delle dimissioni scritte a penna. Mancando il riferimento temporale, non essendoci traccia di un documento protocollato al Comune, né di un post pubblico su Facebook degli interessati o di una conferenza stampa pubblica dove si annunciasse la notizia, abbiamo modo di credere che, se pure fossero avvenute, queste dimissioni sono da considerarsi come un atto privato e dunque, per ovvi motivi, non era possibile saperlo.

Adesso, volendo prendere per buono ciò che il partito ebolitano sostiene, e ipotizzando che tutti abbiano agito in buona fede, è doveroso sottolineare che, stando a quanto è stato comunicato sino ad oggi dalla Procura Antimafia di Salerno, l’inchiesta inizia nel 2015 fino ai giorni degli arresti. Quindi abbiamo ragione di credere che, all’epoca dei fatti, Roberto D’Amato fosse sicuramente membro del direttivo. E questo è un dato di fatto incontrovertibile.

Intanto la bomba è esplosa. Ora la magistratura dovrà accertare i reati contestati cercando di fare luce su un quadro che appare ancora torbido. Con i migliori auguri che la giustizia faccia il suo corso e che la verità venga a galla.