Valerio Longo, dopo il blitz d’inizio settimana davanti al sito di compostaggio, torna sulla questione chiedendo a gran voce, al Prefetto e al governatore De Luca, di chiudere l’impianto.

Comunicato stampa

Che il sito di compostaggio di Eboli “puzza” se n’è accorto anche il lento ministro dell’ambiente Costa. Era ora. Evidentemente il ministro viaggia con la stessa velocità del suo riferimento di partito in zona, l’on.Acunzo, che da quando è stato eletto deputato a furor di popolo si fa vedere in giro col contagocce.

I parlamentari grillini, visto il loro valore, hanno l’ordine di non farsi vedere in giro nei loro collegi, perché gli elettori potrebbero scoprire il livello politico dei loro rappresentanti e potrebbero perciò impressionarsi. Il sito di compostaggio di Eboli ci “regala” ormai da alcuni anni odori nauseabondi perché evidentemente al suo interno non vengono rispettati i parametri previsti in casi del genere.

Forse perché 45 giorni sono troppo pochi per maturazione del compost, con ricadute economiche più favorevoli per chi gestisce la struttura (così ne lavorano di più e spendono meno per gestire il rifiuto)? Forse perché si risparmia sugli abbattitori enzimatici? Forse perché di notte, mentre la gente dorme e l’attenzione cala, qualcuno spegne gli impianti che dovrebbero proteggere i cittadini dai cattivi odori e questo sempre per motivi economici (per risparmiare)?

Al riguardo è vero o non è vero che vi è un’inchiesta interna per appurare la circostanza dello spegnimento degli impianti di sicurezza di notte? Giriamo le domande alla società di gestione e al proprietario del sito, ovvero al sindaco di Eboli, che continua ad affermare incredibilmente che la puzza non proviene dal suo impianto, cercando di sviare l’attenzione e cercando politiche sponde con tutti gli oppositori dell’amministrazione battipagliese.

Vista la situazione chiediamo al Prefetto e al Governatore De Luca di chiudere immediatamente l’impianto di compostaggio di Eboli, in attesa della messa in sicurezza dello stesso. Credo sia loro dovere prendere questa decisione e sia sacrosanto diritto di una comunità di oltre 50.000 persone vivere in maniera decente, respirando aria normale a casa propria“.