Sono tre i motivi forniti a sostegno dell’aumento della tariffa rifiuti a Battipaglia.
1) I debiti di Alba Ecologia. Importante e meritorio che si sia messo mano ai debiti della società per avviare un percorso di risanamento. Senza dimenticare l’effetto sorpresa di trovare, dopo quasi tre anni di mandato, debiti “nascosti”, rispetto ai quali non è stato possibile mantenere le promesse elettorali di abbassare e non aumentare la tassazione sui rifiuti.
Ma è possibile andare oltre e chiedersi chi ha prodotto questi debiti?

I dati forniti dal comune indicano che il debito di Alba è maturato dal 2003 al 2013.
Analizzando gli anni passati si è scoperto che dal 2005 al 2018 si sono create passività per quasi 5 milioni e mezzo di euro. Ci sono responsabilità penali e civili di chi ha contribuito questa situazione, o è possibile creare questi dissesti senza aspettarsi conseguenze?
E se le conseguenze non ci fossero? E se capitasse ancora? E se…

2) Smaltire il secco indifferenziato costa di più. Siamo lieti che, almeno questa volta, la colpa non sia del cittadino, anche se all’inizio di questa storia si è provato anche a puntare il dito sulla scarsa raccolta differenziata, che in effetti ha avuto questo andamento: anno 2016 – 67,24%; anno 2017 – 65,11%; anno 2018 – 61,02%.

Salvo poi scoprire che grazie solo ad una riorganizzazione di Alba, negli ultimi mesi si è tornati a circa il 67%, confermando che almeno stavolta non è colpa del battipagliese medio. E che magari può essere capitato davvero che durante la raccolta, solo per mero errore (?), qualche sacco di spazzatura ben differenziata sia finito nel mucchio indistinti dei rifiuti che smaltiamo a pagamento. Ma è possibile andare oltre e chiedersi perché smaltire l’indifferenziato costa di più?

Sempre da dati forniti dal comune, la tariffa che paghiamo per portare i rifiuti indifferenziati allo STIR di Battipaglia è passata da 149€/tonn a 196€/tonn. In breve, quando l’indifferenziato arriva all’impianto, si cerca di dividere il rifiuto secco dalla parte di organico che comunque è presente all’interno. Le balle di secco partono per l’inceneritore di Acerra, mentre l’organico… non parte. L’organico stabilizzato è immagazzinato all’interno dell’impianto in attesa che qualcuno lo compri. Più di un’asta è andata deserta e ogni volta che viene riproposta, si alza il prezzo offerto per farla smaltire. Chi si aggiudicherà la prossima asta? E se si presentasse un solo offerente? E se attendesse ancora per far salire il prezzo? E se…

3) Alcuni rifiuti non li vendiamo più, perché non c’è mercato. I rifiuti per cui paghiamo lo smaltimento sono l’organico e il secco indifferenziato. Se per il secco abbiamo capito che dobbiamo pagare di più, sull’organico riusciamo a risparmiare qualcosa? Sembra di no, atteso che non possiamo portare direttamente l’organico all’impianto di Eboli e che sembrerebbe che nessun battipagliese voglia iniziare un percorso di compostaggio domestico o di comunità. Magari bisognerebbe anche chiederlo e dare qualche vantaggio fiscale a chi intraprende questa pratica.

Da carta, vetro, multi-materiale (plastica, metalli…) dovremmo guadagnarci, o almeno così ci hanno sempre detto, così molti fanno, così tanti continuano a dire fin dalle scuole.
Il multi-materiale, ad esempio, ha un codice, 15.01.06, così come tutte le tipologie di rifiuti. All’inizio della raccolta differenziata, in molte città, si raccoglievano plastica, latta, alluminio ed altre frazioni in maniera separata e quel codice era relativo ad imballaggi che singolarmente erano fatti di materiali che non potevano essere separati, come il tetrapak, che spesso andava nell’indifferenziato.

Poi, anche grazie ad una sentenza della Corte UE (Se. II, 11/12/2008, causa C387/07), tale codice è passato ad identificare imballaggi di diverso materiale ammassati tra loro. Non è un obbligo mettere tutto insieme (infatti gli altri codici che identificano i materiali separati esistono ancora),ma tale possibilità semplifica la vita a chi deve raccogliere, anche se poi la qualità del materiale tende a peggiorare e i costi di separazione ad aumentare. Così oggi raccogliamo anche il tetrapak nel multimateriale.

Fino a poco tempo fa la Cina ha assorbito gran parte dei nostri rifiuti ma da poco ha chiuso le porte all’arrivo di quelli non selezionati bene. La conseguenza è che, se non troviamo qualche altro Paese da inondare con la nostra spazzatura (e in genere ci riusciamo benissimo), non sapremo dove metterla. In realtà un sistema è stato trovato e lo conosciamo tutti benissimo: appiccare un bell’incendio al cumulo in eccesso. Ma c’è ancora possibilità di guadagno?

I dati del COREPLA, che gestisce la plastica che poi vende tramite aste, indicano che gli imballaggi in plastica recuperati in Italia sono l’83.5% del totale e che il consorzio ha distribuito ai comuni o ai soggetti delegati 310 milioni di euro. Evidentemente non siamo tra questi.

Per la carta il discorso dovrebbe essere diverso, atteso che il comparto di riciclaggio della carta ha fame di materia prima (uno di questi si trova a Pellezzano). In ogni caso, le ditte che ritirano i nostri rifiuti differenziati, guadagnano dalla loro vendita o lo fanno gratis?
E se ci guadagnano, perché noi dovremmo rifornirli gratis di materia prima? In ogni caso, se oggi non possiamo guadagnare nulla dalla differenziata, che ne è dei profitti degli anni scorsi? E se cominciassimo ad indagare anche sui guadagni che avremmo dovuto avere da carta, vetro e alluminio? E se…

A conti fatti il problema è che:
– Qualcuno ha nascosto i debiti di Alba e non pagherà per questo. Pagheranno i cittadini.
– Qualcuno guadagnerà dallo smaltimento dell’organico derivante dal secco indifferenziato. Pagheranno i cittadini
– Dalla raccolta differenziata, anche al 100% sembra che non ci possiamo guadagnare nulla. Ma in ogni caso…pagheranno i cittadini.

Spero di non aver concesso troppo alla concisione a scapito della precisione ma mi preme sottolineare come non voglia entrare nel merito della decisione dell’aumento della Tari, ma solo offrire spunti per andare oltre. L’aumento è legittimo? Certamente. Impopolare? Ovvio.
Necessario? Probabilmente. Giusto? No. Non lo è nella misura in cui in un settore, dove tante ombre oscurano l’interesse di tutti, si annidano ancora gli interessi di pochi.
Non lo è perché le tante promesse del passato sul miglioramento del nostro ambiente cittadino sono rimaste tali e sono servite solo a farci accettare passivamente le decisioni degli ultimi anni.

Non lo è perché, tra quelle promesse, c’era anche un ritorno economico. Il punto 5 del famigerato Protocollo d’Intesa, recita – Ristoro per il comune di Battipaglia.

(Stampa dall’originale del Protocollo d’Intesa)

Con un calcolo per difetto, considerando che negli ultimi anni lo STIR (ex impianto di produzione del Combustibile Da Rifiuti, CDR) ha lavorato circa 120.000t/a x 16 anni (dal 2003) = 1.920.000 t x 1000 = 1.920.000.000 kg x 0.00542 €/kg = 10.406.400 €.
Ovviamente la cifra è molto più alta, ma non fa differenza. Non incasseremo comunque nulla, ma abbiamo lo STIR. Riusciremmo forse ad accettare decisioni legittime ma impopolari e necessarie, se fossero accompagnate da una sufficiente dose di giustizia.
E se Battipaglia fosse il caso nazionale da cui ripartire per una corretta gestione dei rifiuti? E se questa città si risvegliasse dal torpore e dopo 50 anni tornasse a lottare per un bene comune? E se…