Forti proteste contro l’amministrazione comunale dopo l’ennesimo disastro ambientale dello scorso 3 agosto. Cittadini forzano l’ingresso del Comune chiedendo di partecipare tutti al consiglio comunale. La sindaca apre un dialogo e rimanda il consiglio a venerdì, in seconda convocazione. Il comitato “Battipaglia dice No” propone un documento e l’amministrazione promette di approvarlo.

Il 7 agosto del 2019 sarà una data che Cecilia Francese ricorderà bene. Con ogni probabilità è il momento più difficile dopo oltre tre anni di governo. L’ennesimo disastro ambientale di sabato scorso ha fatto infuriare comitati, associazioni e cittadini che hanno risposto questo pomeriggio: alle 17.30, orario in cui era prevista la manifestazione “Liberate la città“, oltre 500 persone hanno letteralmente invaso Palazzo di Città. Tra dentro e fuori la presenza è stata anche maggiore (di 500).

Qualcuno si è beccato una manganellata o uno spintone, ma alla fine la polizia ha lasciato entrare tutti. Ed è così che per la prima volta nei tre anni di amministrazione Francese il consiglio comunale è saltato. La sindaca ha accettato di dialogare con le associazioni e i cittadini, non senza difficoltà. Per un’ora abbondante, infatti, urla, fischi e proteste all’indirizzo di quest’amministrazione sono volati nell’aula consiliare.

La chiave di lettura è semplice: i cittadini sono esasperati e hanno chiesto a gran voce le dimissioni. A placare gli animi ci ha pensato Antonio Pappalardo, membro del comitato Battipaglia dice No, che ha preso il posto della sindaca chiedendo a tutti di dialogare, e ha chiesto di farlo in memoria della moglie scomparsa un paio di giorni fa, ad appena 41 anni, a causa di un tumore.

 

 

Un cordone di poliziotti ha fatto da ponte tra i cittadini e le istituzioni ed è iniziato il dialogo. «Abbiamo chiesto un incontro al presidente antimafia, e alle Camere dei deputati. Domani ci sarà un incontro al Comune con Provincia, Regione sindaci Sele/Picentini. Chiederemo un presidio permanente» dice la Francese che poi cerca di rimanere sulla difensiva: «La Camorra controlla i rifiuti, e questa divisione che vogliono creare tra amministratori e cittadini fa bene solo a loro. Il sistema “immondizia” è molto più grande di noi. Domani con i sindaci presenteremo un documento e chiederemo un presidio costante».

E sulle discusse proroghe concesse alla New Rigeneral Plast, l’azienda dove giacevano le 2.000 tonnellate di ecoballe andate in fiamme sabato scorso, risponde così: «Le proroghe concesse erano tecniche. Avevano cominciato a rimuovere le balle ma in maniera lenta, e abbiamo concesso due proroghe, allo scadere abbiamo denunciato tutti in Procura il 6 giugno. Quei rifiuti sono speciali, e andava attivata una procedura che coinvolga Provincia e Regione».Dopo i chiarimenti del primo cittadino, la parola è passata al comitato “Battipaglia dice No“. Enzo Perrone, uno dei membri, ha letto il documento condiviso con le altre associazioni, e a nome della cittadinanza, dove all’amministrazione viene chiesto di invertire la rotta rispetto ai temi ambientali, la nomina di un nuovo assessore all’Ambiente, possibilmente scelto dagli ambientalisti, e il potenziamento dell’assessorato stesso con tecnici qualificati, la riapertura della sede del comitato e, infine, l’istituzione della Consulta sull’Ambiente, promessa circa due anni fa ma mai istituita.

In chiusura, l’intervento dell’ex consigliere regionale Raffaele Petrone: «Per fortuna il consiglio comunale non si è svolto: sarebbe stato un rito vuoto, l’ennesima messa cantata di cose promesse mai realizzate. Due giorni fa ricorrevano due anni dal consiglio monotematico sui rifiuti. All’epoca prometteste una serie di cose, senza realizzarne nessuna, come la consulta sull’ambiente. Non chiedo le dimissioni di nessuno ma voglio respirare nella mia città, voglio che ci sia possibilità di sviluppo. Io capisco che non abbiamo forze, è difficile controllare 40 impianti con 4 vigili. Per questo è l’amministrazione che deve chiedere un commissario straordinario, dite al Governo: non abbiamo la forza. Ci aiuti lo Stato. Venga un commissario con pieni poteri e chiuda gli impianti dannosi».