Babeel al servizio del Prrrrr

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Battipaglia, Bellizzi ed Eboli dovrebbero unirsi. Giocando con le iniziali e le lettere, la nuova città potrebbe chiamarsi Babeel. Nome elegante, franscese. Babeel sarebbe perfetto per il renaming del Polo dei Rifiuti – da qui in poi denominato Prrrrr.

Babeel, doppia “e” larga se si vuole sottolineare il belato da pecore, in quel caso le “e” possono essere innumerevoli e la elle resta muta: Babeeeee. Oppure pronuncia con le “e” strette, come Babel, il francese di Barbara, nome che deriva da barbaro, “bar bar”, colui il quale balbetta, non sa parlare perché straniero. Questa versione la preferisco, perché è evidente che siamo stranieri all’Italia, alla Campania, quantomeno siamo stranieri a De Luca. Si sforza pure di comprendere il nostro problema col Prrrrr, il poverino, ma proprio non riesce a capire che cosa vogliamo. Noio volevam sabuar l’autorizzasion, ja? Niente. Forse dovremmo provare con le emoticon: >><< noi… XXX non vogliamo… +++ più… (*) [^] {#} spazzatura…

Ma Babeel richiama anche alla città biblica di Babele, condannata da Dio alla confusione per aver voluto raggiungere il cielo costruendo una torre. Noi del resto siamo riusciti dove Babilonia fallì: raggiungiamo il cielo, ma uno alla volta – a pensarci, forse dietro a tutta la situazione c’è la lobby delle pompe funebri.

Una terra che non sa parlare, confusa, Babeel. A partire dai suoi vertici. Per Cariello è tuttapposto, per Francese un po’ è “ti spiezzo in due” un po’ è “che vulit a me”, per Volpe è un no alle discariche ma un sì agli impianti, e pazienza se gli impianti ci stanno facendo rimpiangere le discariche – con quelle almeno non avevamo ‘sto fetame e i fumi tossici in città. Le sento già le critiche: i rifiuti sono un prodotto come un altro. Di più: sono ricchezza. Certo, anche dal letame nascono i fior, solo che col letame non ci laviamo i pavimenti. Il letame di gomma che è bruciato qualche giorno fa era a poca distanza da due scuole. Potete andare a letamare un po’ più in là?

Poi per carità, siamo uomini di mondo, abbiamo fatto tre anni di militare a Cuneo con Totò. Si sa che in una casa ci sono vari tipi di ambiente. Se la Provincia di Salerno è una casa, la Costiera Amalfitana e il Cilento sono il salotto, Salerno la cucina, Picentini e Alburni le camere da letto, l’Agro nocerino-sarnese il ripostiglio e Babeel, con il Prrrrr, il gabinetto, ovviamente Battipaglia è la tazza – e mi ricordo i tempi in cui era appena un pitale…come vola il tempo.

Ora, se proprio dobbiamo fare il gabinetto – e porca miseria, avete fatto il gabinetto che dà sul giardino della quarta gamma – almeno togliete ‘ste turche che puzzano e metteteci sanitari decenti, anche Leroy Merlin va bene, implementate un sistema di aerazione, qualche mattonella smaltata non dispiacerebbe. Perché ditemi voi se vi sembra una cosa bella avere il salotto con un quadro di Paladino sul divano e un gabinetto degno delle latrine di una caserma.

Poi magari, tra uno scarico e un altro, favoriti dalla posizione comoda, sigaretta alle labbra, sarebbe auspicabile iniziaste a pensare che forse un solo gabinetto per una casa tanto grande ed affollata è poco, magari occorre un secondo servizio, perché non è che il servizio dovete farcelo sempre a noi, pardon, dobbiamo farlo sempre noi. Stringete un po’ il salotto, tagliate un po’ di camera da letto, la cucina no, il gabinetto vicino al magna magna non sta bene.