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Truffò i correntisti: la Corte di Cassazione conferma la condanna per Valentina Rainis, all’epoca dei fatti direttrice delle poste a Prepezzano. Le toghe romane hanno confermato la pena inflitta all’ex direttrice, dalla Corte d’Appello di Salerno, di 2 anni e 6 mesi di reclusione. La sentenza dei giudici salernitani, emanata lo scorso 19 dicembre 2018, arrivò in seguito alle anomalie riscontrate dal cervellone informatico di Poste Italiane, il sistema che registra tutte le operazioni e le informazioni. Movimenti sospetti ai danni dei correntisti di Giffoni Sei Casali: 45mila euro in contanti, prelevati dalle casse degli uffici postali, e oltre mezzo milione di euro dai libretti postali dei risparmiatori. Oltre 30 correntisti, vittime dell’impiegata, furono truffati.

Il raggiro messo in campo da Rainis giocava sulla buona fede dei correntisti ai quali, con delle scuse, come ad esempio la mancanza di linea, veniva chiesto di lasciare il libretto postale per effettuare le operazioni richieste. I cittadini, ignari di quello che stesse accadendo, nel corso del tempo non si sono mai accorti dei prelievi non autorizzati che venivano eseguiti dalla direttrice. Fino a quando l’azienda non li ha convocati per svelargli l’anomalia riscontrata. Annunciarono guerra, all’epoca, i risparmiatori truffati, invocando pure l’aiuto dell’amministrazione comunale di Giffoni Sei Casali, a quel tempo retta dal sindaco Gerardo Marotta. Successivamente, i carabinieri della compagnia di Battipaglia diedero esecuzione a un sequestro preventivo, emesso dal Gip del tribunale di Salerno, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di Valentina Rainis. Che fu accusata di peculato e furto aggravato.

POSTE, LA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE: 2 ANNI E 6 MESI

In casa dell’ex direttrice, le forze dell’ordine non trovarono né denaro né beni mobili dello stesso valore, e procedettero sequestrando una quota per equivalente della sua abitazione, dove viveva assieme al marito e due figli. Scattò il licenziamento immediato da parte di Poste Italiane, che diede un grosso contributo alle indagini permettendo di ricostruire in maniera dettagliata la condotta della dipendente e la consecutio degli eventi. A dicembre del 2018 arrivò la sentenza da parte della Corte d’Appello salernitana: due anni e 6 mesi di reclusione. E i correntisti furono risarciti dalla compagnia di assicurativa di riferimento di Poste Italiane. Ma Valentina Rainis non s’arrese e decise di presentare ricorso alla Cassazione.

E si è arrivati alla sentenza definitiva lo scorso 4 luglio. Il legale difensore ha chiesto l’annullamento della sentenza emanata dai magistrati salernitani, spingendo su tre punti in particolare: «il mutamento “a sorpresa” da parte del primo giudice della qualificazione giuridica come delitti di peculato dei fatti contestati», «la sussumibilità delle ipotesi accusatorie di appropriazione indebita» poiché le operazioni poste in essere da Rainis erano di tipo bancario, e quindi di natura privatistica e infine «l’insussistenza di un danno patrimoniale alle parti offese» poiché già risarcite dalla compagnia assicurativa. Tesi che non hanno convinto il presidente Giuseppe Renato Bricchetti, e la relatrice Silvia Maria Giorgi, che hanno confermato la condanna. Oltre alla reclusione, la ricorrente dovrà pure risarcire le spese processuali delle parti civili, Rita Anastasio e Carmine Russo, per 4.500 euro circa, e ulteriori 3.500 euro per le parti civili Poste Italiane spa e Filippo Mazza. Tre anni dopo l’inizio dello scandali, si chiude il cerchio sulle truffe ai correntisti giffonesi.