Tra i rappresentanti del metal a Battipaglia ci sono i Circle Of Witches

La band, nata quindici anni fa, raccontata dal fondatore Mario Bove

Ci sono tante sfumature nella scena musicale battipagliese. Tanti colori che è possibile scovare attraverso la ricerca di ciò che di buono ha da offrire la città sul piano artistico e culturale. Tra i rappresentanti della scena metal nostrana troviamo i Circle Of Witches, gruppo ideato e fondato da Mario Bove, che nonostante negli anni abbia cambiato varie volte formazione, non ha mai cambiato la sua pelle, arrivando in splendida forma ai quindici anni di attività. Una carriera che Bove rivive e racconta con l’entusiasmo di chi è ancora lontano dall’appendere il microfono al chiodo.

– Partiamo dagli inizi: la fondazione dei Circle Of Witches e la vostra ricerca di identità.

Nel 2004, ormai quasi sedici anni fa, mi venne in mente questa idea già in gestazione da un po’: formare una band che avesse tra le sue influenze l’hard rock anni ’70, in particolare i Black Sabbath. Feci un giro tra i miei contatti, individuai delle persone e iniziammo a suonare. Fu tutto molto semplice, non lo avrei mai immaginato. I brani, a cui ognuno aggiungeva qualcosa, nascevano come un fiume in piena. Negli anni ci sono stati vari cambi nella formazione, ma questa sintonia sono sempre riuscito a crearla con tutti nuovi arrivati, ciò mi fa piacere. La prima esibizione della band fu al Live at Fisciano, una manifestazione di rock indipendente. Ci esibimmo dinanzi al Rettore che rimase abbastanza sconvolto nel vedermi vestito con un body struzzo.

– A febbraio avete festeggiato il vostro quindicesimo anniversario di attività. In questi anni sono stati pubblicati tre album oltre a vari EP. Che evoluzione c’è stata dal primo lavoro ad oggi?

Siamo partiti come band stoner rock, di ispirazione anni ’70: atmosfere che, nonostante un suono diretto, fanno viaggiare l’ascoltatore. All’epoca c’erano parti strumentali più lunghe rispetto ad oggi. Poi abbiamo iniziato ad inasprire il suono, in una fase più vicina ai Motorhead, fino ad arrivare al terzo album con una formula più heavy metal. La radice hard rock anni ’70 però si sente ancora, c’è sempre.

– Parlando proprio di album, raccontaci il vostro ultimo progetto: “Natural born sinners”.

Il titolo è una citazione del film di Oliver Stone. Ce lo ha suggerito il nostro produttore, nientepopodimeno che Nicholas Barker, batterista dei Cradle of Filth, Dimmi Borgir, Anciet, Brujeria, gruppi metal internazionali. Originariamente avevamo scelto il titolo True born sinners, ma lui, prendendoci in giro, ci disse che non significava nulla quella frase in inglese, e così ci consigliò di cambiare il nome del disco in Natural born sinners, in riferimento proprio al film.

– Molto spesso siete in giro a portare la vostra musica, e negli anni avete calcato lo stesso palco di band molto note ed avviate nell’ambiente. Qual è la risposta del pubblico ai vostri concerti?

All’inizio eravamo un gruppo rock con un piglio goliardico, quasi demenziale. Non che i nostri testi fossero goliardici, anzi, si spostavano tra l’occulto e le leggende urbane, ma la nostra attitudine sul palco era molto più “funny”. Alla fine dei concerti ci dicevano “ci avete fatto ridere”. All’inizio ci stava, poi ciò ha iniziato a sminuire ciò che facevamo. A un certo punto abbiamo allineato i contenuti dei nostri brani a ciò che portavamo sul palco, diventando anche più cattivi.

– Vi è mai capitato di subire dei pregiudizi?

Abbiamo riscontrato dei pregiudizi quando, agli inizi, ci proponevamo a dei locali per suonare, e quando presentavamo dei brani nostri, senza neanche ascoltarli, venivamo scartati. Certe volte lo vivo anche nel quotidiano, quando ho una maglietta particolare o quando vesto totalmente di nero. Dal punto di vista musicale non è una questione di genere o di contenuti, e nell’ultimo caso magari, vorrebbe dire che andrebbero a leggere i testi, bensì la questione è “porti gente o non porti gente?”, se la porti ti fanno suonare altrimenti no, ma i progetti metal inediti, specialmente in Campania, sono molto di nicchia.

– Il tuo impegno per le tematiche ambientali, da esponente di Legambiente, si riflette nella vostra musica?

Il volontariato ambientale, oltre quello che sociale, cito anche la mia presenza nella Croce Rossa, e tutta la frustrazione che purtroppo ricavo da un certo impegno, da tutto ciò che non riusciamo a fare concretamente per queste cause, è un’energia che si comprime dentro di me e che poi sfogo sul palco. Per me è una cura. Ci sono tanti psicofarmaci che non ho preso grazie al palco. Parlando delle tematiche ambientali, in maniera trasfigurata, le ho sempre aggiunte ai miei testi. Ho parlato di una rivoluzione di creature naturali che prendevano il sopravvento sull’uomo, o della scomparsa dell’uomo a causa delle sue azioni ma che così faceva rifiorire la natura. Sono tematiche che fanno parte del mio vissuto, e mi piace trasformarle in chiave esoterica, anche perché è sempre tutto collegato.

– Cosa c’è all’orizzonte per i Circle Of Witches?

Stiamo organizzando in primavera un tour in Europa, sarà circa la settima o l’ottava volta che andremo nel vecchio continente, in particolare stiamo fissando date in Inghilterra. In passato siamo stati in Germania, in Austria, in Russia, in Ungheria, e il problema della lingua si fa sentire. In generale riscontriamo come nell’est Europa ci sia fame di metal, ed è una cosa molto bella perché è come se siano rimasti ancorati agli anni ’80, ai fan che ti seguono fin sotto l’albergo per chiedere autografi, anche a noi che non siamo nessuno, ma per loro vedere una band arrivare in tour da un altro paese è sinonimo di star di prima grandezza. Di certo adesso quando scendiamo dal palco non ci dicono più che siamo divertenti, ma che siamo bravi.