Articolo estratto da “La Città” di Carmine Landi

Nella partecipata mangiasoldi è caccia ai responsabili del disastro finanziario. Ora Palmerino Belardo, amministratore unico di Alba, la municipalizzata che si occupa d’igiene e manutenzione, vuol far causa a chi ha gestito la società. E, per capire se può farlo meno, si rivolge ad un professionista esterno. È per questo che, nelle scorse ore, il manager alla guida della partecipata ha firmato un avviso pubblico per l’affidamento di un delicato incarico: gli esperti che si faranno avanti dovranno “effettuare l’analisi dei documenti e prospettare una propria valutazione, cosicché si possa conseguentemente assumere consapevolmente le decisioni conseguenti“.

Lo ha deciso, nei giorni scorsi, l’Assemblea dei soci, della quale fanno parte il Comune di Battipaglia e gli organi gestionali della società partecipata. “L’amministratore unico, alla stregua delle consistenti perdite della società rilevate alla chiusura degli ultimi due bilanci, sia al 31 dicembre 2017 che al 31 dicembre 2018, è stato autorizzato ad avviare un’attività finalizzata ad accertare l’esistenza o meno dei presupposti per un’eventuale azione di responsabilità nei confronti dei precedenti organi amministrativi“: è quello che si legge nel verbale della riunione, nel corso della quale, però, s’è deciso di avvalersi di un “professionista terzo e indipendente“.

Sul piatto 4.800 euro, ai quali s’aggiungono i costi dell’Iva e quelli degli oneri professionali: sono i soldi pubblici messi a base d’asta. Le candidature dei professionisti dovranno arrivare in azienda entro il 10 maggio. Dopo le verifiche, Alba ed il Comune valuteranno le responsabilità degli enti partecipanti e dei componenti degli organi delle società, previste dall’articolo 12 del Testo unico delle partecipate, secondo il quale i componenti degli organi di amministrazione e controllo delle imprese pubbliche sono soggetti alle azioni civili di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali, salva la giurisdizione della Corte dei conti per il danno erariale causato dagli amministratori e dai dipendenti delle società in house.

Nel 2018, la società partecipata ha perso poco meno di 1,4 milioni di euro. Perdite su perdite: l’anno prima, dai bilanci, era venuto fuori un passivo di quasi 1,2 milioni. In quegli anni, il manager alla guida di Alba era Luigi Giampaolino. Oggi la società col capitale azzerato rischia il default: dovrebbe chiudere i battenti se il Consiglio comunale non optasse per la ricapitalizzazione. Il paradosso è che, in un’azienda in condizioni simili, ci sono degli impiegati che costano quasi 7mila euro al mese l’uno. Anche ai costi del personale sono volte le verifiche dell’Ente e della ‘governance’ della partecipata.