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Alla tragedia sanitaria che si sta vivendo nel nostro Paese – e non solo – si accompagna in questo mese lo scoppio di una grave crisi economica, le cui ripercussioni sono ancora difficili da valutare nella loro ampiezza e durata.

Il Governo sta cercando di correre al riparo attraverso ingenti investimenti, forse i più importanti in termini quantitativi dal dopoguerra ad oggi. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Federico Conte, deputato ebolitano del gruppo Leu alla Camera, membro delle commissioni Giustizia e Ambiente e Lavori pubblici.

L’INTERVISTA A FEDERICO CONTE

-Onorevole Federico Conte, in una situazione così particolare come state affrontando i lavori in Parlamento?

Con l’attività d’aula ridotta per via dell’epidemia, che ha colpito anche molti parlamentari, e con la sospensione di assemblee, riunioni e incontri, la modalità principale di lavoro è quella smart, a distanza: video conferenze con i gruppi parlamentari, l’app Geocamera per gli scambi con gli uffici, molte scambi telefonici e tramite whatsapp, e ovviamente i social per comunicare all’esterno.

-Recentemente al Tg3 ha parlato di protezione sociale e sostegno economico per i lavoratori precari e per chi si arrangia con lavori saltuari e spesso a nero. Come si può intervenire a suo avviso?

-Lo strumento c’è già, è il reddito di cittadinanza, che va modificato in modo da consentire un utilizzo più rapido, favorendo le autocertificazioni, e più largo; innalzando significativamente o, addirittura, eliminando i parametri di acceso riferiti al reddito e alla proprietà. Senza una misura di contrasto alla povertà, ogni altra misura economica a sostegno di lavoratori e aziende rischia di innescare una guerra tra poveri, socialmente ingiusta e pericolosa.

-Quali sono, secondo lei, le azioni più urgenti che il Governo deve mettere in campo sul fronte economico.

Credo che vadano rafforzate finanziariamente le misure già assunte col decreto Cura Italia, introdotto il reddito di cittadinanza allargato, garantito sostegno economico anche ai professionisti iscritti agli ordini, e per le aziende, grandi e piccole, una immissioni shock di liquidità nel sistema.

-Come giudica la tenuta del sistema sanitario campano e soprattutto locale, in questa fase? Teme anche lei un’esplosione nella prossima settimana, come prefigurato da De Luca?

Spero di no, considerata la condizione deficitaria della nostra rete ospedaliera. E se il contagio dovesse esplodere bisognerà coinvolgere nell’assistenza anche il mondo della sanità privata. Sono fiducioso, i campani stanno sostanzialmente rispettando le prescrizioni di Governo e Regione, anche grazie all’azione mediatica del Governatore.

-Crede che si debba ripensare il nostro modello di sviluppo?

Si aprirà una nuova fase dell’intervento pubblico nell’economia. Le scelte per il futuro andranno ispirate a una economia sostenibile e non solo alla ricerca del PIL.Dalla crisi economica del 1929 si uscì attraverso tre fasi: la stagnazione, la crescita, lo sviluppo. Dalla crisi da coronavirus si può uscire percorrendo le stesse tre tappe a condizione che non vengano animate, come allora, solo dalla spinta a produrre più ricchezza (Pil), ma che siano orientate alla ricerca del benessere sociale, ambientale e territoriale e dalla buona vita, due direzioni che possono determinare uno sviluppo virtuoso della bioeconomia.