Articolo estratto da “La Città” – 21/05/2019

Spazzatura a peso d’oro, la guerra dei rifiuti mette la società provinciale contro la giunta regionale. Il braccio di ferro verrà deciso a suon di carte bollate. I rincari selvaggi arrivano davanti ai giudici del Tribunale di Salerno: è una causa multimilionaria. Ci sono in ballo più di sette milioni di euro. Da una parte c’è Ecoambiente, che gestisce l’ex Stir di Battipaglia, l’impianto che tritovaglia il secco proveniente dai comuni salernitani; dall’altro lato c’è la Regione Campania, proprietaria del termovalorizzatore di Acerra, che incenerisce le balle di indifferenziato provenienti dagli Stir provinciali.

RINCARO SELVAGGIO

Di mezzo c’è il rincaro selvaggio, determinato nel 2012 dalla giunta regionale guidata da Stefano Caldoro: un vero e proprio salasso, che portò la tariffa per lo smaltimento della frazione secca tritovagliata dai 20 euro a tonnellata a quota 70. La spa provinciale, all’epoca rappresentata da Mario Capo, insorse contro il provvedimento regionale. Nei giorni scorsi, il commissario di Ecoambiente, Vincenzo Petrosino, ha deciso che la spa provinciale, che dal giorno della messa in liquidazione aveva passato colpi di spugna su decine di atti intrapresi dalla vecchia governance, andrà fino in fondo nella battaglia contro la Regione: con una determina ha affidato ad Eleonora Mele, avvocato di Campagna, che lavora al caso dal 2014, un incarico “per la rappresentanza e la difesa legale della Ecoambiente nel ricorso proposto contro la Regione Campania“.

COSTO APPLICATO RETROATTIVAMENTE

Un mandato da 10mila euro in virtù del quale l’avvocato, che si divide tra Campagna e Siena, cercherà di scongiurare la stangata ai danni della partecipata provinciale. E della collettività salernitana. Tutto cominciò alla fine del 2012: con una nota, la giunta Caldoro fece sapere della maggiorazione che vale cinquant’euro. “Vi è di più“, si legge nel ricorso che Ecoambiente ha presentato ai giudici della Sezione civile del Tribunale di Salerno: “Il costo così maggiorato veniva applicato retroattivamente a far data addirittura dal 16 febbraio 2012, ovvero in fase antecedente al subentro nella gestione“.

Già, perché fino al 29 giugno il termovalorizzatore era nelle mani della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ecoambiente chiese conto del rincaro alla Regione. “Non veniva alcun riscontro” scrive l’avvocato Mele, e così la società provinciale lasciò tutto immutato. “Dopo quasi due anni di silenzio – contestano da Ecoambiente – solo il 7 marzo del 2014 la Regione inviò due fatture, da 7,5 milioni di euro e da 257.919 euro, con le quali richiedeva il pagamento dei costi di conferimento del 2013, applicando la nuova contestata tariffa“.

Quella da 70 euro a tonnellata. Ecoambiente s’oppone, e nel giudizio è intervenuto al suo fianco pure il Comune di Nocera Inferiore. “Comportamento illegittimo“, è la contestazione dei ricorrenti. La Regione Campania, che s’è affidata all’avvocato Carlo Rispoli, rivendica la legittimità di quegli atti.

Alla fine di giugno, il giudice, Mattia Caputo, dovrebbe dire la sua. Un pronunciamento che dalle parti di Ecoambiente s’attende con ansia e trepidazione: i quasi 8 milioni che andrebbero tirati fuori rappresenterebbero una vera e propria mazzata per una società che da più di un anno è in liquidazione.