di Antonio Vacca

Secondo tagliando, con scatto in avanti, per Vinora Village, la rassegna enogastronomica nata nel luglio dell’anno scorso fra gli Stand della Villetta pubblica Ezio Longo. Quest’anno (da ieri a domenica tre serate fresche – vivaddio – e vivaci), gli spazi si dilatano, l’allocazione “maior” è in Villa Comunale, il ticket per le degustazioni s’acquista al box, la Musica è di tono (TrioOnorato, Di Martino, Scannapieco). Fra gli espositori, molti ritorni, qualche novità; scopriamo subito una chicca, l’azienda Eppi, da Roccabascerana (Av), due fratelli che provengono da panificazione e pasticceria (in Pietrastornina, altro comune irpino, più prossimo al Sannio).

Dieci creme: pistacchio, mandorla – pugliese – e 8 alla nocciola; delle quali una è senza zuccheri aggiunti, un’altra è senza latte, due ‘sanno’ di caffè (arabica) di cui una sfuma sul cappuccino; c’è sempre l’Evo, acronimo contemporaneo che vuol dire ‘Extravergine’: ciò garantisce, dicono i titolari, grande fluidità ed eclettica capacità di farcire dolci domestici, rimanendo alla giusta consistenza.

Da una scoperta alle Nuove Chicche, quelle del Cilento, “spalmabili” – rustiche stavolta – che circolano in offerta, su mini-tartine, fra gli astanti: abbiamo ritenuto le migliori quella di Zucca, carote con sedano e carciofo tartufato. A proposito del prezioso tubero c’è un padiglione ad esso dedicato; le Stagioni Picentine hanno una bella tartufaia e vengono da Bellizzi.

VINI

C’è Ferraro, da Pompei, colle sue ‘bollicine’ rosate (Antares, 12,5°, una puntina d’ossidazione ma struttura e ‘perlage’ intriganti), altro Rosato “maturo” – da Aglianico – è Ferriere dell’olevanese Firosa (Festa aziendale i primi quattro giorni d’agosto); da Cicalese, bianco o rosso, berrete Fluminè o Evoli; i ‘pestàni’ Vini del Cavaliere propongono sia Aglianico (il ruspante Granatum, tannico e vinoso con equilibrio) che Primitivo. C’è Mier, ancora Aglianico.

Tornando al cibo ‘solido’, saggiate i Carciofini, lessati e ‘conciati’ secondo avite ricette, di Casa Iuorio: vengono da Palomonte ed hanno sapore antico. Da melanzane, pomodoro essiccato al sole, o fungo cardoncello le conserve (ma ci sono anche i barattoli ‘dolci’) di Sant’Elmo, azienda-toponimo di Gallicchio, nel Potentino della Val d’Agri. Riandando all'”eno”, simpatizziamo per il rosato Ecce Vinum (13°, 2018), di Davide Massanova, il cognome del giovane imprenditore è anche il nome aziendale. Producono pure un rosso, ma il rosé, apparentemente ruvido, bevuto al giusto termico, entusiasma per ciliegiosa soavità. Cantina alla prima ‘uscita’ espositiva.

Terralavoro (Montecorvino Rovella!) ha Fiano ed Aglianico con la dizione Colli di Salerno ed a noi interessa, con lo stesso “brand”, il rosé -12,5° del 2018, sempre da Aglianico, con note piccanti e minerali. C’è ancora Feudi srl (da Cava de’Tirreni) e La Morella, storica Azienda ‘agro’ di Bellizzi: quest’anno ha ‘portato’ pure il suo bel rosé, che finisce presto; anche perché, mentre arriva la gioventù ‘nottambula’ giunge l’ordine che non si possano stappare più bottiglie: ordine, com’usa dirsi, pubblico.

DOBBIAMO RIENTRARE, TERMINA LA PRIMA GIORNATA DI VINORA

Sperando che all’arietta accattivante della Villa Comunale non si sostituiscano troppo bruscamente i miasmi più e meno percepibili del nostro quartiere ‘di stanza’; dall’altra parte della Cittadina. Ed allora, bilancio positivo per questo bagliore espositivo nella calùra cementizia battipagliese.

Quest’anno gli organizzatori (il Presidente dell’associazione ‘Babilonia’, Massimiliano Terminelli, ed il sempre più alacre Walter Granese) hanno affrontato una platea ampliata, aggiungendo – è d’uopo – la ristorazione a banco, con Menù d’impronta bufalina e Vino Rosso, un nuovo espositore dolciario, Dolce Risveglio di Santa Cecilia (a pagamento, fuori ticket), sempre supportati dal prodotto caseario di Collebianco, del volitivo Mimmo Ambrosca.

Musica di tono, jazzata su note napoletane e non, con meraviglioso ‘finale’-bis sulle corde di Over the raimbow. Ci vorrebbero cento, mille Vinora per ‘scetare’ la nostra Comunità. L’azienda irpina Eppi, naturalmente, usa questa dizione italianizzando l’aggettivo anglofono. Sì, Battipaglia ha bisogno di più serate “Eppi”.

(foto di copertina gentilmente concessa dall’organizzazione)