Uno degli argomenti più chiacchierati negli ultimi giorni è il Dos (Documento di Orientamento Strategico). Redatto dalla sindaca Cecilia Francese e dall’assessore Davide Bruno con l’assistenza delle società “Meridiana”, “Lattanza” e “Spin”. Ma cosa dice il documento nello specifico? In questo articolo proviamo a fare chiarezza.

IL DOS

Il Dos (Documento di Orientamento Strategico) traccia la strategia di azione del Comune di Battipaglia in aderenza alle indicazioni sullo Sviluppo Urbano Sostenibile e alle linee guida dell’Asse X. Quest’ultimo è riservato a 19 città campane con popolazione superiore ai 50.000 abitanti che in precedenza hanno realizzato i Programmi Integrati Urbani (Più Europa). Stando alla delibera regionale, a queste città medie è riconosciuto “un ruolo di traino nello sviluppo urbano“.

Il Dos inquadra le scelte che verranno effettuate dall’Autorità Cittadina in attuazione dell’asse X. In seguito alla redazione del documento, l’Amministrazione si impegna a individuare gli ambiti tematici su cui agire, a elaborare il Pics (Programma Integrato Città Sostenibile) e ad approvarli (Dos e Pics) negli organi competenti.

IL CONTESTO

Nella prima metà del documento (prime 100 pagine) si analizza il contesto socio-economico, e anche storico, della città. Si parte dalla descrizione del contesto territoriale dove viene evidenziata la posizione strategica della città di Battipaglia. Il contesto territoriale di riferimento è la macro area della Piana del Sele. E, dal punto di vista storico, dal tabacco alle mozzarelle, Battipaglia è sempre stata protagonista della produzione di questa zona.

Negli ultimi 30 anni, però, il territorio battipagliese si è trasformato significativamente. In particolare dal punto di vista urbanistico: dopo il terremoto degli anni ’80, infatti, la ricostruzione è stata caratterizzata da un’espansione urbana “violenta”. Esperienze che hanno portato al consumo del suolo e degrado del paesaggio. L’asse Battipaglia-Eboli, su tutte, dal dopoguerra in poi, è stato fortemente urbanizzato, subendo una lottizzazione de-regolata.

In soldoni, la prima parte del Dos analizza tutta una serie di fattori che, nel corso del tempo, hanno contribuito a modificare il territorio battipagliese, specificando l’importanza della città all’interno della macro area della Piana del Sele. Tenendo conto anche dei dati economici e occupazionali.

Andando avanti nella lettura del Dos, si scopre che Battipaglia, nella Piana del Sele, risulta essere prima per numero di imprese registrate. Nonostante ciò, però, c’è un dato in controtendenza: fuga di cervelli, disoccupazione giovanile e crescita della povertà. Insomma, da una lettura complessiva dei dati emerge che il territorio ha tante potenzialità ma si scontra con diversi detrattori: inquinamento delle acque, forte disoccupazione, scarsa qualità dei servizi e bassa attrattività residenziale.

Nelle ultime pagine del documento sono rappresentati una serie di grafici che evidenziano i punti di forza e di debolezza dal punto di vista urbano, economico, occupazionale, sulla cultura e qualità della vita, sulla mobilità e i trasporti e così scorrendo.

LA PROPOSTA STRATEGICA

La seconda parte del Dos riguarda la proposta strategica. Una sorta di linee guida da adottare per far fronte alle criticità che il territorio presenta. “Il progetto di comunità” di cui parla il documento fa riferimento a una progettualità volta a individuare un campo di azione imprenditoriale nell’affrontare questioni sociali o progetti di sviluppo locale.

Si parla di Mercato, di piccole e medie imprese, di riqualificazione della scuola De Amicis di connessione tra welfare territoriale e welfare aziendale, di coalizione con i piccoli comuni e rigenerazione degli spazi industriali dismessi. In sintesi, e in linea con il Puc che a detta dell’Amministrazione sarà pronto nel 2020, gli obiettivi sono tre: incubatore sociale (azione materiale/immateriale), micro-nidi (azione materiale) e low carbon (azione materiale).

Per quanto riguarda l’incubatore sociale si è deciso di agire su uno dei beni di proprietà comunale, l’ex scuola De Amicis (ne abbiamo parlato in questo articolo), ma si parla anche delle masserie, delle chiese, degli edifici industriali e del piccolo centro storico che “costituiscono un’ossatura da rilanciare” che l’Amministrazione intende fondere in un unico percorso culturale di ampio spettro.

Tre, inoltre, saranno i micronidi dell’infanzia da mettere in funzione. E, infine, il progetto “low carbon” che riguarda l’illuminazione intelligente delle strade ed è sintetizzabile nella visione delle città futura vista come “Battipaglia smart città sostenibile“. Una strategia che si ricollega ai 4 punti cardine dell’Asse X (di cui parlavamo prima): contrasto alla povertà e al disagio, valorizzazione dell’identità culturale e turistica della città, miglioramento della sicurezza urbana e accessibilità ai servizi dei cittadini.

Tutto bello, sulla carta. Ora, però, per passare dalle parole ai fatti c’è bisogno di approvare il Puc e di rendere effettivo il Pics che sono la vera base per lo svilupo socio-economico, di cui tanto si parla, della città di Battipaglia. La palla, che scotta, è in mano agli amministratori. Intanto i cittadini, come sempre, attendono.