Amici, evidentemente sono io che non capisco, e, da bravo ingegnere, quando non comprendo qualcosa divento iracondo. Seguitemi nel fatato mondo della “questione Stadio Pastena”.

Chi scrive stava per beccarsi una cesoia in testa, mentre faceva il raccattapalle in Battipagliese-Turris del 1997, ha assaggiato i trifogli del defunto manto erboso mentre faceva fare un volo di due metri al centravanti della Reggina al torneo Bertoni (sì, mi hanno ammonito) e ha passato vari anni nella sabbia del lungo con l’Atletica Aurora. Tutta questa logorrea per dirvi che sono sentimentalmente legato alla Battipagliese ma soprattutto al suo stadio. Come voi. E qui non si deve parlare (solo) di Battipagliese: dobbiamo parlare della gestione dello Stadio intitolato a Luigi Pastena.

I fatti

Nel Settembre del 2017, la “ASD Virtus Battipaglia Calcio” del presidente Rosario Fortunato vince il bando comunale per la gestione del Pastena, la “Pugilistica Battipagliese” della palestra per la pratica della boxe e la “ASD Pallavolo Battipaglia” la gestione della palestra intitolata a Skiba, ovvero le palestre presenti nella struttura dello Stadio.

Le società vincitrici devono badare alla manutenzione ordinaria e alla organizzazione della turnazione per l’utilizzo, con tariffe fissate dal comune. La durata di tali assegnazioni è di otto anni. Ottobre 2018: nascono i primi problemi di tipo organizzativo. Serve addirittura una riunione al municipio con l’assessore allo sport Pietro Cerullo, per far trovare un accordo tra ASD Virtus Battipaglia e FCD Battipagliese, la quale aveva minacciato di giocare le gare interne a Baronissi per mancanza di “spazio” al Pastena. Tutto risolto. Poi il caos. Alla fine del Gennaio di quest’anno, i Carabinieri effettuano dei controlli e rilevano delle irregolarità tali da imporre la chiusura. Semplifichiamo: il famoso TULPS (“Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”) non è stato rispettato, mancano le certificazioni del Comune per l’autorizzazione al pubblico accesso (non essendo state formalmente rinnovate dal 2011) e manca la certificazione antincendio come conseguenza della mancata certificazione di inizio attività.

Il sindaco Francese è costretto a chiudere lo Stadio Pastena, costringendo le tante società sportive a emigrare. La ASD Pallavolo Battipaglia gioca ad Eboli da un mese, la Battipagliese, dopo la fuga a Buccino, ha giocato a porte chiuse al Sant’Anna (sul quale dovremmo aprire un altro capitolo), per non parlare della stessa ASD Virtus Battipaglia Calcio, dell’ASD Ideatletica Aurora e dell’ASD Pugilistica Battipagliese, e di tutti i settori giovanili delle citate società. Non è in discussione l’agibilità strutturale, non c’è un pericolo di crollo: si tratta di un problema burocratico e di assunzione di responsabilità, il che rende ancora più assurda la situazione. Sia ben chiaro: stiamo tralasciando le condizioni indecenti (cito la Treccani: ”Che offende la decenza e il pudore, il decoro, la dignità, la convenienza perché sudicio”) in cui versano, per esempio, gli spalti. Ma questa è un’altra storia, amici miei.

Ebbene, dopo un mese di attesa, la Battipagliese ha simbolicamente messo il titolo sportivo nelle mani di “codesto spett.le ente pubblico”. Iniziamo a capire cosa significa questa “consegna”. Il “titolo sportivo”, come recita l’art. 52 delle Norme organizzative interne della federazione (“NOIF”), “[…] è il riconoscimento da parte della FIGC delle condizioni tecniche sportive che consentono, concorrendo gli altri requisiti delle norme federali, la partecipazione di una società ad un determinato Campionato. In nessun caso il titolo sportivo può essere oggetto di valutazione economica o di cessione”. Traduciamo: la Battipagliese, in maniera provocatoria, pone nelle mani del sindaco il destino della società, rendendo la Francese il garante per un eventuale trasferimento del titolo (occhio alla giurisprudenza a riguardo, la questione non è così banale). Nessuna dimissione o dismissione, nessun abbandono: una provocazione per forzare una situazione ritenuta insostenibile anche dal punto di vista economico (ricordiamo che l’Eccellenza ha costi globali medi, in base ai dati presi su scala nazionale, attestati intorno ai 150.000 euro).

Cosa prevede la legge

Prima di tutto serve il rilascio di una certificazione sul parere di agibilità e sicurezza (ex art. 80 TULPS), e laddove sia previsto l’accesso del pubblico, deve essere rilasciata una opportuna licenza (ex art. 68 TULPS). Di questo deve occuparsi la “Commissione di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo” (art. 141-bis del Regolamento di esecuzione del TULPS). Se il numero di potenziali spettatori non supera le 5000 unità, questa commissione è roba del comune, sopra i 5000 se ne occupa la Provincia. Tra i protagonisti della commissione c’è anche il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco (che in genere delega) e quindi anche le norme antincendio sono coperte. Dunque è il comune che deve rilasciare la licenza. Inoltre spulciando l’art. 141 si scopre che nel caso di strutture con capienza (occhio, capienza!) complessiva di duecento o meno unità, è sufficiente una attestazione di sicurezza e agibilità di un ingegnere iscritto all’albo.

Tenete conto, amici, che nel 2012 è stato rifatto il manto erboso (rendendolo sintetico), nel 2016 vi sono stati lavori di manutenzione straordinaria allo Stadio e la società dei Fortunato e di mister Venturiello ha provveduto al miglioramento dell’impianto di illuminazione nel 2018. Insomma, sono quasi dieci anni che si lavora sul Pastena e in questi anni né l’amministrazione precedente, né i “commissari”, né l’amministrazione attuale, né i gestori si sono imbattuti in questa lacuna. Da cittadino sono del tutto disinteressato a capire chi abbia la responsabilità e su cosa vi siano colpe, mi interessa capire come si possa risolvere la questione, perché è passato un mese e l’accesso allo Stadio è ancora negato. Un mese. In un mese ho preparato l’esame di Elettronica e, dicono, Dio abbia creato il mondo in un quarto di questo tempo. Però evidentemente sono io che non capisco.