Sotto accusa ogni componente della polisportiva battipagliese, dallo staff tecnico alle giocatrici

È un Giancarlo Rossini senza freni quello che commenta la gara persa in casa, dalla sua Treofan Givova Battipaglia contro Vigarano per 67-74.

Il patron del club biancarancio ne ha per tutti.

«Era una partita che con un po’ più di impegno e concentrazione si poteva tranquillamente vincere. Noi siamo andati subito sotto di 10 lunghezze a causa dei tiri dalla distanza di Bocchetti, che sappiamo bene saper fare solo questo e, nonostante ciò, glielo abbiamo concesso. Sia chiaro – precisa Rossini – si tratta di una giocatrice che ci mette sempre il massimo impegno, certamente un esempio per alcune cestiste della mia squadra, ma vorrei proprio sapere cosa è stato preparato in allenamento per fermare lei e la Rakova».

Gli allenamenti sembrano essere un altro punto dolente della squadra diretta da coach Matassini, secondo il presidente Rossini. «Il nostro problema principale è che non abbiamo gioco, contro Vigarano nell’ultimo quarto abbiamo tirato quasi sempre da fuori, ma senza una logica e senza un motivo. Queste sono partite che si devono giocare con ben altro spirito, ma in allenamento non ci mettiamo intensità, voglia e in campo camminiamo. La pallacanestro è intensità, idee, voglia… noi, invece, facciamo tanta teoria e poca pratica».

A muso duro

Da questa disamina, Rossini non salva nessuno.

«Non parlo perché preso dall’ira – precisa il massimo esponente societario battipagliese – anche perché a questo punto del campionato non ci giochiamo assolutamente nulla. Anzi, devo ringraziare Napoli per essersi ritirata, altrimenti la mia squadra, per impegno e il gioco espresso, sarebbe stata la maggiore indiziata alla retrocessione in A2. Perché con questo staff tecnico e queste giocatrici è quello che ci meritavamo. Ma fortunatamente tra poco anche questa stagione sarà finita, perché io sono stanco di questo andazzo, d’accordo che oramai non c’è più nulla in palio, ma l’immagine e l’impegno quelli, non devono mancare mai!».

Il presidente Rossini ne ha anche per le giocatrici. «Eccezion fatta per qualche ragazza, tutte le altre, finito il campionato, non vorrò più vederle. Dovranno andare via tutte. Poiché io non trattengo nessuna, per quanto mi riguarda, a partire dall’inglese (la Handy, ndr), siano oneste con loro stesse, se non hanno più stimoli e voglia, lascino qui la borsa e vadano pure via, ora! Se decidono di restare, e continuano a giocare in questo modo, poi sarò io, a fine stagione, a comportarmi di conseguenza, perché io sono stufo di assistere a questi atteggiamenti e a questa indecenza. Io mi vergogno di essere il presidente di una squadra che non sa giocare a basket e che non ci mette impegno».

Intensità e anima

Rossini entra ancora di più nello specifico: «Vorrei proprio sapere perché contro Vigarano hanno giocato solo in sette! Forse perché si ritiene che le altre non sono capaci? Inoltre un play che in tutta la partita fa solo un punto va cambiato. Mi riferisco a Maggie (Mataloni, ndr), una brava ragazza che ci mette sempre impegno, sia chiaro – precisa Rossini -, ma oggi non era evidentemente in condizione. Non ci voleva poi molto a capire che era il caso di sondare soluzioni alternative. Invece, noi giochiamo sempre con le stesse e sempre allo stesso modo e con le stesse idee, la serie A1 non è come la serie A2. La Simon, poi, messa nelle condizioni di tirare da tre perché non si riesce a servirla sotto i tabelloni… sono davvero molto deluso dall’andazzo generale – insiste patron Rossini -, non vedo l’ora che finisca tutto ciò. Non vedo gente che dà l’anima in campo. Ma la cosa più grave è che si allenano senza intensità. Corricchiare non serve a nulla e i nostri allenamenti non servono a nulla. Chi vuole andarsene è libero di farlo, io non trattengo nessuno. Quello che abbiamo fatto con Vigarano è indecente, ma questo, purtroppo, è solo lo specchio di quelli che sono i nostri allenamenti fatti soprattutto di video, mentre in partita facciamo ancora la ruota come faceva l’Unione Sovietica negli anni Settanta: giriamo solamente, le avversarie fanno cambio sistematico, noi restiamo ferme e poi dopo 24 secondi buttiamo via la palla. Questa non è pallacanestro e bisogna avere il coraggio di ammetterlo!».

Fonte: Spunti&Appunti