Spesso dimentichiamo o guardiamo con disattenzione ciò che ci circonda, quello che ormai crediamo appartenere alla sfera della quotidianità, dando per scontato che tutto rimanga immutato negli anni. Invece tutto intorno a noi è soggetto a un naturale trasformarsi, così i nostri monumenti, le chiese, i palazzi storici e tutte le opere d’arte della nostra città, nell’indifferenza generale, vanno incontro a un lento e inesorabile declino.

Non curarsi di questo equivale a non curarsi di noi stessi, poiché questi luoghi, questi monumenti rappresentano la nostra identità e le nostre radici, non saremo quello che siamo se non ci riconoscessimo totalmente nella nostra città e nella nostra cultura. Purtroppo l’incuria e l’indifferenza ci sono diventate così familiari, da fare in modo che non ci accorgiamo più delle tante bellezze che fanno di Battipaglia una piccola perla incastonata tra le colline e il mare, un territorio ricco di storia, cultura e tradizioni millenarie.

In un momento storico difficile per tutta l’Italia e per la nostra piccola realtà di provincia, dobbiamo trovare la forza di reagire cercando di preservare questi capolavori, siamo noi che abbiamo la responsabilità di tramandarli nel tempo e far sì che tutti ne possano godere: la cultura è un bene di tutti e bisogna imparare a rispettare e tramandare il nostro patrimonio culturale.

Una città bella e decorosa, che mostra le sue bellezze orgogliosa, è una città che muove la sua economia attraverso la cultura e che riscopre il valore delle ricchezze che possiede. Questo è un percorso di riscoperta della nostra città: un viaggio utile a tutti per capire  come possa bastare poco per godere a pieno di una città come Battipaglia e di tutto quello che può offrirci attraverso la scoperta dei suoi angoli più affascinanti e dei suoi monumenti più importanti e caratteristici, un viaggio per sensibilizzare soprattutto le istituzioni affinché capiscano, con l’aiuto di tutti, che investire nella cultura è l’unico modo per risollevarsi.

Tanti sono i monumenti battipagliesi da salvare, valorizzare e conoscere. Si potrebbe cominciare raccontando dell’architettura rurale della piana: Battipaglia rappresenta un caso raro per numero di masserie esistenti sul territorio, paragonabile solo a quelle pugliesi, questa è una testimonianza molto importante della civiltà contadina, ma soprattutto della nobiltà locale che abitava in campagna, proprietari di grandi latifondi che amministravano dalle loro nobili tenute immerse nel cuore della campagna salernitana, oggi in gran parte di proprietà privata.

Nella Piana di Battipaglia, lungo il corso del fiume Tusciano, sorgono numerose masserie con aie per la trebbiatura del grano, da cui probabilmente deriva l’origine del toponimo Battipaglia, ed è probabile che in difesa di queste fu eretto il Castelluccio. I primi insediamenti sono databili all’undicesimo secolo, e costituiscono un patrimonio assolutamente da salvaguardare, rappresentando l’essenza stessa del territorio. Tra gli inizi del XVII e la fine del XVIII secolo, nella Piana nasce un nuovo complesso edilizio, la “masseria” che si impone come organismo con funzioni suddivise. Esempi principe di questo tipo di edilizia sono il complesso di San Mattia, la Masseria Porta di Ferro, Villa Budetta, il Complesso di Santa Lucia, Villa Schlaepfer-Rago, le ville Case Rosse, la masseria del Fosso, la masseria Morella, la villa Belvedere. Queste strutture nel corso dei secoli hanno caratterizzato fortemente il nostro territorio e la sua economia.

Ad esempio, basti citare le settecentesche ville Doria, note come Case Rosse, protagoniste di una lunga vicenda: prima a rischio abbattimento, poi vincolate da un decreto del Direttore Regionale del Ministero per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania nel maggio del 2011 che aveva dichiarato “di interesse particolarmente importante” perché “ritenuti testimonianza storica della cultura e della tradizione locale, con conseguente interesse a che gli stessi siano preservati nella loro integrità e non sia perciò consentito il programmato intervento di demolizione”, e recentemente svendute a un privato per soli 20.000 euro.

Il percorso segue: i siti archeologici battipagliesi (spesso sconosciuti) come la Necropoli del VI-V secolo a.C. e IV-III secolo a.C. in Località Arenosola; in località San Giovanni la villa romana del I-III se. a.C. e il tratto della strada romana Popilia con la necropoli; la villa romana del I-III secolo a.C. in località Spineta.

Aggiungerei la Torre del Tusciano costruita nel 1563 a difesa dalle incursioni saracene; il Ponte dell’Abate di Santa Giustina menzionato nel Codice Diplomatico Cavese del 13 settembre 984, posto sulla via romana detta Popilia; la Chiesa barocca di S. Lucia, menzionata per la prima volta in un documento del 1140; il complesso monastico altomedievale di S. Mattia fondato da Guaimario IV, la Chiesa dei SS. Giuseppe e Fortunato dell’Aversana, edificata nel 1600 circa e l’adiacente Passo di S. Mattia, la tabella daziaria del 14 agosto 1697, situata sull’antica dogana ducale di Eboli.

L’elenco continua con tutti gli esempi di architettura “razionale italiana” di inizio ‘900, in linea con gli stilemi dell’architettura nazionale dell’epoca, come quella di matrice industriale della fabbrica Baratta e del Tabacchificio o ancora quella pubblica come la stazione ferroviaria, inaugurata il 14 giugno 1863 e progettata nelle forme attuali nel 1937/38 dall’architetto Roberto Narducci e ancora la scuola elementare Edmondo De Amicis edificata nel 1931.

Oggi, molti di questi monumenti sono di proprietà privata, altri da anni sono oggetto di contenziosi giudiziari, altri ancora sono stati lasciati semplicemente all’incuria ma, a prescindere dalle singole vicende, tutti questi beni fanno parte della nostra storia che vale la pena raccontare, perché questo è un invito a conoscere per meglio conservare e tramandare le nostre radici.