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Fu confiscato alla criminalità organizzata nel 2000. La struttura sottratta alla famiglia Ascolese, nel 2010, venne restituita al Comune di Battipaglia. Che s’immaginò un centro polifunzionale per immigrati regolari. Lo chiamarono progetto “Passepartout” e iniziò a vedere la luce nel 2010, quando Giovanni Santomauro era sindaco in città e ottenne 80mila euro di finanziamento nell’ambito Pon. Tra il 2014 e il 2015 il Comune spese quella cifra per il restyling: 50mila euro per la ristrutturazione, 21mila euro per le attrezzature e il resto per la pubblicizzazione. Un progetto nato in seno al vecchio ambito S5, poi inserito negli orientamenti territoriali dell’ambito S4.

La struttura, completa di computer e arredi nuovi, e situata al civico 35 di via Leopardi, è ferma al palo da cinque anni. Prima fu osteggiata dal locale partito di Forza Nuova, che s’oppose fermamente, al grido «prima le famiglie battipagliesi», non avendo ben compreso che si trattasse di un centro per migranti regolarmente residenti sul territorio. Pericoli di ordine pubblico che costrinsero l’Ente a fare un passo indietro, rallentando la partenza. Poi, quando Battipaglia passò dall’ambito con comune capofila Eboli, all’ambito con comune capofila Pontecagnano, il personale che era stato garantito all’epoca venne a mancare per carenza di fondi. Una grana che si è aggiunta alla forte carenza di personale che a Palazzo di Città, negli ultimi anni, è significativa.

passepartout
Il centro polifunzionale mai decollato, in via Leopardi 35

«Abbiamo dovuto rimodulare il personale – spiega la dirigente alle politiche sociali, Anna Pannullo -. Ai tempi dei commissari, alla manifestazione d’interesse parteciparono cooperative che hanno dato di nuovo la loro disponibilità». Lungaggini burocratiche che hanno non hanno fatto decollare il progetto. «Di recente abbiamo ricontattato questi soggetti del terzo settore – spiega la Pannullo – ma in cambio hanno chiesto dei contributi che il Comune non può mettere a bilancio». Di qui la decisione, concordata con l’assessore Stefano Romano, che da tempo si occupa della vicenda. «Andremo avanti con le risorse che abbiamo – prosegue la dirigente – tant’è che il programma è stato già stilato ma siamo in una fase emergenziale dove non è ancora ipotizzabile creare situazioni di ricevimento del pubblico».

Il piano di sicurezza per aprire il centro “Passepartout” è stato già protocollato dall’Ente. Dentro ci andrà il personale del comune e quello dell’ufficio di piano che si occuperanno delle attività di sportello: ascolto e informazione. E sul piano della sicurezza «abbiamo fatto richiesta espressa all’ufficio tecnico di un piano di sicurezza anticovid specifico per il centro polifunzionale» conclude Anna Pannullo. Fino a qualche mese fa il progetto, finito nel dimenticatoio negli ultimi due anni, brancolava nel buio.

Non realizzarlo, secondo l’assessore Romano, che si occupa del piano da un paio di anni, sarebbe un errore. «Se non venisse realizzato – dice Romano – sarebbe uno sperpero di fondi e dei beni in dotazione che, se non utilizzati a breve, potrebbero divenire obsoleti. Speriamo di inaugurare al più presto questo nobile progetto di integrazione culturale». Fino a qualche mese fa il progetto, finito nel dimenticatoio degli uffici comunali, brancolava nel buio. Ad oggi sembrerebbe che un passo avanti sia stato fatto. Sperando che il “passepartout” possa finalmente aprire anche la porta del civico 35 di via Leopardi che, da oltre cinque anni, attende il taglio del nastro.