“Battipaglia: un errore urbanistico diventato errore umano”

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In fondo Battipaglia é un errore. Erano quattro case nei pressi di un fiume nell’epoca remota, ma vollero diventare otto lungo l’unica via che collegava Salerno e il Cilento. Fin lì, nessun problema. Poi però venne la ferrovia e poi l’autostrada, che portarono le case, o le case portarono ferrovia ed autostrada, chissà, siamo nell’ambito della gallina e dell’uovo.

Il risultato non cambia: mai poche case avrebbero dovuto crescere così, perché fiume, ferrovia e autostrada diventano barriere che tagliano, e fermano e spingono, e che invitano a proliferare dentro, verrebbe da dire per implosione, a cementificare ogni spazio utile perché al di là (del ponte, del passaggio a livello, del sovrappasso) è già un altro luogo, non è Battipaglia, e pazienza se l’autostrada o la ferrovia hanno tagliato un pezzo di storia lungo quell’antica via che portava nel profondo Sud, come le Taverne.

Saturato lo spazio interno al triangolo che i tre limiti disegnano, le case hanno esondato, come schiuma di birra oltre il bordo del bicchiere. E così oggi, a vivere Battipaglia in lungo e in largo, è un continuo saliscendi per cavalcavia e sottopasso, pur essendo il territorio straordinariamente pianeggiante. Un moto ondoso che lascia straniti al punto da arrivare a credere che il simbolo disegnato in quarta sullo stemma del Comune, definito lambello dall’araldica, sia in realtà un ostacolo stilizzato.

Oppure un ponte a due campate su un fiume, un’autostrada, una ferrovia, che cerca di porvi rimedio, perché ciò che taglia divide e spesso contrappone, non a caso la parola rivale viene da ‘rivus‘, ruscello, e rivale era colui che apparteneva all’altra sponda del fiume.

Così, nasce il sospetto che Battipaglia sia un errore urbanistico diventato nel tempo errore umano, nel susseguirsi di barriere e case e barriere nelle case e case tra le barriere, perché chiunque vive dentro un limite é ‘captivus‘, prigioniero, ed è rivale dell’altro. Altrimenti non so spiegarmi il carattere di questa città – disamorata, litigiosa, incapace di sentirsi comunità.