Forse un giorno dovremo ringraziare questa nube

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Forse un giorno dovremo ringraziare questa nube. Forse questa nube ci è necessaria. Come sono stati necessari i miasmi per far aprire gli occhi sulla mutazione che sta vivendo Battipaglia. E pure non sono bastati a smuovere atti, perché in fondo i miasmi sono fastidiosi ma innocui, e a corto raggio.

Da sempre convinto che solo due cose possono smuoverli: un attentato alla salute pubblica e un attentato al patrimonio – insomma, un disastro ambientale e una rivolta – forse la nube è la via di mezzo, la giusta misura: un monito visuale, plastico, una bella nube nera che annuncia veleni sparsi dal vento per chilometri, monito che ha già funzionato se ha ritrovato indignazione il sindaco di Eboli Cariello il Minimizzatore, ed espresso parole forti il sindaco di Bellizzi Mimmo Volpe.

Perché per me è sempre stato un mistero che il “problema” di Battipaglia fosse vissuto come il problema “solo” di Battipaglia. Autocitandomi, “come se un palazzo che va a fuoco non sia un problema di tutto il quartiere”. Fa impressione rileggere quell’analogia, perché il fuoco è arrivato, stavolta bello alto, l’hanno potuto vedere tutti da ogni lato. Così come è sempre stato un mistero chi ha pensato di scrollarsi di dosso il problema di Battipaglia andando a vivere a Eboli o a Bellizzi – per altri versi scelta condivisibile, ho accarezzato a lungo l’idea di trasferirmi a Bellizzi, isola tranquilla, ma io sono dei Viscido “e ret’ a chies'”, mio nonno è nato nelle Comprese, dove vai con radici così?

Parafrasando De Andrè, “per quanto voi vi crediate di aver risolto, siete per sempre coinvolti”. Siamo tutti coinvolti. Così come saremo tutti coinvolti se l’aeroporto di Pontecagnano diventa bello grosso come si prevede, coinvolti anche noi di Battipaglia perché da Pontecagnano ad Eboli siamo un unico organismo vivente. Che fare, dunque? Poetare nell’assenza del Dio nel tramonto, verrebbe da rispondere con Heidegger, ma chi vuoi che lo capisca.

Lo ammetto, qui tutti sanno cosa fare tranne me: sciopero generale, blocco di ogni azienda di rifiuti, commissario ad acta, ma tutti sembrano ignorare l’indolenza e la dabbenaggine di ogni Istituzione preposta, da Roma a Battipaglia. È la mia vera disperazione. Capirete dunque perché non partecipo al torneo delle soluzioni. Io mi son dato la regola generale di non fare danno al pezzo di Battipaglia che vivo, di contribuire a una riflessione sulla città senza sociologismi facili e vittimismi ancora più facili, e di rispondere quando mi sembra che occorra esserci anche col corpo, non solo con la mente. Di più nin zò, direbbe il maestro Martufello.