Un paradiso (da preservare) tutto per noi

0
429
Tempo di lettura: 3 minuti

Se veramente potremo “fare le vacanze” nella nostra regione e se potremmo, davvero, camminare per Napoli, per i giardini della costiera amalfitana e prendere un traghetto verso le isole, leggere un libro su una panchina al sole con vista mare, onestamente potremo dire di essere un po’ felici.
Idealmente si dovrebbe partire da Napoli, da questa città anarchica abitata da Lazzari felici che tanto rispetto hanno dimostrato in questa quarantena.
Perché vivere a Napoli è molto complicato, ma vivere senza vedere Napoli è spaventoso.
E quindi andremo nei quartieri facendoci largo tra le strutture in ferro degli ambulanti, agganciati alle tubature delle palazzine, risaliremo via dei Tribunali tra la gente e prima di andare al Madre, visiteremo per l’ennesima volta la Cappella Sansevero o il chiostro maiolicato di Santa Chiara, e poi ammaliati e scossi mangeremo babà, pizza fritta, frolle e ricce, crocchè e cuoppi fritti, che lo Street food napoletano non ha eguali.
Perché c’è questa cosa che, a volerla pensare, non c’è angolo di Napoli che non dimostri, a suo modo, bellezza.
Da Napoli si prenderà il traghetto per andare a Capri e mentre vedremo la costa in lontananza ascolteremo la voce di Pino Daniele e le note di pianoforte di “Napule è”, alla mente gli odori dei capperi seccati al sole, del vigore delle bounganville, delle coste arse, dei marosi ribollenti, del gelsomino che si sfalda al sole. Alla mente quella terra amata dai romani, dalla grande aristocrazia ottocentesca e dal jet-set internazionale, e passeggiare nel giardino della villa San Michele ad Anacapri tra camelie, ortensie, rose, pini e cipressi incorniciati da un colonnato bianco con pergolato da cui si può godere una delle più belle viste del Golfo di Napoli.
E terminare dopo aver mangiato una caprese passeggiando di notte tra le strade deserte per dimenticare tutti gli affanni della vita e le brutture del mondo.
Da Capri si va in direzione di Sorrento, lì dove i bambini o gli artisti per disegnare il mare devono utilizzare almeno cinque tonalità di azzurro.
Tra Sorrento e Salerno poter ammirare le rocce tagliate a picco, le case incastrate ed appiattite sulla roccia che distingui solo dal colore, le cadute di vigneti sulle pendici impervie, ed i monasteri-fortezze appollaiati a metà costa che pensi sempre a come sia stato possibile sottrarre quella terra al cielo.
E poi fermarsi a Positano, il cui segreto di bellezza è semplicissimo: a Positano vuoi portarci la persona che ami.
Passeggiare inerpicandosi tra quei vicoli scorgendo la bellezza dei giardini con gli agrumi cinti da mura e i rami carichi di arance e di limoni, tra le innumerevoli gallerie d’arte.
Positano con un lato aperto sul mare, e con l’altro segreto.
La nostra costiera: un paradiso fatto di scale che risuonano come tasti di un vecchio pianoforte.
Rientrando verso Salerno occorre risalire, come se si dovesse raggiungere l’orizzonte tra cielo e mare e arrivare a Ravello la cui infinita bellezza è la vera difesa dalla miseria dell’anima e dai tremori dell’angoscia.
Ci si può nutrire di essa lasciandola entrare nella nostra vita solo per insegnarci a lasciarci andare, perché la bellezza vera è inconsapevole. È fatta di richiami di intime note e segrete corrispondenze, un incanto inesprimibile che porta alla tensione verso la felicità.
Ravello della musica, del teatro, della danza, della luna che fa capolino a Villa Rufolo e lascia incantati.
Dirigersi a Paestum dove tutto sembra disciolto nei miti e nella storia dei greci e dei romani e passeggiare in una delle aree archeologiche più belle al mondo, bere un calice di vino di fronte a ciò che fatto dall’uomo è diventato eterno.
Dirigersi in auto verso il Cilento, verso la sua costa a picco, verso quel popolo indolente ma laborioso, dove artigiani e contadini hanno ottenuto un eccezionale livello di maestria nella propria attività, dove grazie all’impegno di tanti si stanno facendo cose bellissime e argute attraverso l’amore per il cibo, perché lo sviluppo sociale ed economico del futuro deve ripartire dall’amore per la terra, e dobbiamo noi tutti riappropriarci del concetto di qualità della vita, della capacità di sentirci felici, della cura verso il mondo che abitiamo, dell’amore che mettiamo nelle cose che facciamo.
Il giorno del giudizio, per i campani che andranno in paradiso, sarà un giorno come tutti gli altri.
Di questa vacanza ameremo di sicuro una cosa, quella curva che ci condurrà al mare. E allora sì che sarà un nuovo futuro.